Lettere al Direttore

Carabinieri ausiliari
In relazione all'editoriale del decorso mese di novembre sono pervenute molte bellissime lettere di Carabinieri ausiliari che - per l'alto valore morale dei concetti espressi - meriterebbero TUTTE una pubblicazione in grassetto. Ne propongo alcuni passi che confermano - se mai ce ne fosse stato bisogno - l'importanza sotto il profilo formativo di un servizio di leva nell'Arma riteniamo ormai e ahimè definitivamente «sospeso...».
«Ho fatto tante, tante ore di ordine pubblico in piedi, sotto il sole, sotto la pioggia, al freddo per ore ad aspettare un cambio che non arrivava mai. Trasportati su camion, seduti su panche di legno, ho sempre cercato di fare il mio dovere con dedizione e nel miglior modo possibile. Ora sono Presidente di Sezione ANC e cerco di portare avanti quei valori di onestà, di spirito di sacrificio, solidarietà e amore di Patria, che sono la guida fondamentale per il Carabiniere prima in servizio poi in congedo».
«...da otto anni svolgo anche l'incarico di Presidente della locale Sezione dell'ANC, dove il 95% degli associati (160) sono Carabinieri Ausiliari... Spesso parlando con colleghi ed amici affermo che io all'Arma ho dato poco ma l'Arma a me ha dato tantissimo, mi ha formato nel carattere, mi ha insegnato il rispetto delle regole, mi ha fatto comprendere che non tutte le strade portano subito alla meta prefissa ma bisogna percorrere prima parecchie curve e superare incroci, mi ha dato tutto il calore e l'amore che sto ora cercando di trasmettere a mia moglie e ai miei figli...».
GRAZIE ANCORA A VOI RAGAZZI e buon lavoro; l'ANC fa grande affidamento sulla vostra fede e sul vostro entusiasmo.

Assegno sostitutivo dell'accompagnatore militare
Sutera, 25.11.2004
Il 9 settembre 1943 mi trovavo in servizio di controllo alla periferia di Monterotondo (Roma), sede principale dello Stato Maggiore italiano quando truppe paracadutate tedesche ci hanno attaccato e dopo due ore di combattimenti sono stato gravemente ferito come risulta dall'allegato decreto di pensione di guerra... Assegnato alla 1ª categoria... negli ultimi anni la mia infermità si è maggiormente aggravata... avrei bisogno di una persona che mi accudisse giorno e notte. Fino a poco tempo fa i grandi invalidi di guerra usufruivano di un militare di leva, ma ora cosa posso chiedere? a chi mi debbo rivolgere?
C.re Giuseppe Carruba

Mi scuso innanzitutto per aver così sintetizzato la Sua accorata, lucida e ben argomentata lettera, sperando solo di averne salvato i passaggi essenziali, che meritano risposte su due distinti livelli.
Sul piano giuridico, la decisione di sospendere la leva militare obbligatoria ha comportato come effetto collaterale la sparizione dell'accompagnatore militare. Per ovviare all'inconveniente, il legislatore (legge n. 288/2002) ha previsto, per i pensionati del suo livello di invalidità, la possibilità di:
. richiedere con le modalità indicate nelle leggi n. 230/1998 e n. 64/2001, un accompagnatore del servizio civile;
. ottenere - in caso di impossibilità di procedere all'assegnazione dello stesso entro 60 giorni dalla richiesta - in sostituzione, un assegno mensile esente da imposte di 878 e per 12 mensilità, nei limiti dell'autorizzazione di spesa annualmente approvata con apposito decreto del Ministro dell'economia e delle finanze.
La competenza a liquidare gli assegni in parola è delle amministrazioni o degli enti che gestiscono il trattamento di pensione principale.
Se ancora non l'ha fatto può quindi chiedere al Servizio Civile Nazionale (Via San Martino della Battaglia, 6 - 00186 Roma) l'assegnazione dell'accompagnatore civile, inviando l'istanza, per conoscenza, alla sede territoriale INPDAP che eroga la sua pensione mensile. In caso di risposta negativa, scaduti i sessanta giorni, chieda - questa volta direttamente all'INPDAP - la liquidazione dell'assegno sostitutivo previsto dall'art. 1 c. 2 della su indicata legge n. 288/2002.
Sul piano morale, Le esprimo la solidarietà mia personale e dell'intera Associazione per la gravissima invalidità contratta a causa di guerra, sopportata per oltre 50 anni con stoica rassegnazione. Auguri e lunga vita al giovane carabiniere (in fondo è nato solo il 3 aprile del 1923)!
Per quanto riguarda infine il cruento scontro con i paracadutisti tedeschi del 9 settembre 1943, Ella certamente conosce la ricostruzione fattane nel volume «I CARABINIERI nella resistenza e nella guerra di liberazione» edito dall'Ente Editoriale dell'Arma nel 1978 (p. 13 e 14), ma Le sarei veramente grato se volesse inviarmi eventuali documenti o dati integrativi in Suo possesso o, quantomeno, una semplice Sua opinione sulla vicenda.








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