Lettere al Direttore

Ritorno in famiglia

Caro Michele,
ecco una raccolta delle mie impressioni sul Raduno di Senigallia, come ti avevo promesso. Ti prego di tagliare, censurare, manipolare tutto quello che vuoi, ed alla fine, se lo ritieni opportuno, puoi cestinare il tutto! Sono arrivato a Senigallia di sabato, per ambientarmi, conoscere, vedere. I «radunisti» si riconoscevano a vista, anche quelli che come me non avevano segni esteriori dell'appartenenza all'Arma, ma gli sguardi indagatori con

Giovanni Graziani

Non avevo mai visto un raduno dei Carabinieri se non per pochi istanti, in qualche documentario. Ero molto incerto se partecipare. Quando ero in servizio non ci pensavo, avevo da lavorare e se fossi stato libero... sarei andato in vacanza! Ed anche una volta in congedo credevo di aver tagliato tutti i ponti, come quando ci si lascia con la fidanzata, anche se la si ama ancora. Una fidanzata che aveva voluto indietro il tesserino e la pistola, dopo che per trentatrè anni li avevo sentiti miei, sempre con me, custoditi gelosamente... ancora mi brucia l'affronto, ma riconosco che è giusto così, e poi, in cambio ho avuto un bavero ed una bustina, e la tessera dell'Associazione Nazionale Carabinieri.
Non ho mai frequentato l'Associazione dei CC in congedo, la mia nostalgia la tengo per me, così come cerco di evitare di andare a trovare i colleghi che lavorano... ricordo bene come mi annoiavano le visite dei colleghi pensionati: se si dilungavano con i convenevoli mi facevano perdere tempo, ed io mi sentivo in conflitto, tra il desiderio di essere gentile, comprendendo i sentimenti dei congedati, ed il lavoro che mi chiamava, un ingranaggio da cui non riuscivo a liberarmi, ed ora non vorrei essere io nel ruolo del sopportato... Andare a Senigallia, dopo cinque anni di congedo? Perché no? Vediamo come ci si sente, ad appartenere alla grande famiglia dei Carabinieri, non solo intimamente, ma in una manifestazione esteriore, sociale e pubblica. Dunque ho pianificato il viaggio ed il soggiorno, senza appoggiarmi a nessuno degli organizzatori, e senza chiedere nulla alla territoriale locale!
Prima, naturalmente, ho predisposto il blazer d'ordinanza: studiando bene le foto sulle «Fiamme d'Argento» mia moglie ha cucito la fiamma ed i gradi, ricordando quando mi cuciva gli alamari, per una vita, durissimi. Ricordo verso il 1970, quando una ditta realizzò per la prima volta degli alamari in plastica, che avrebbero potuto sostituire quelli di filo d'argento, ed anche una fiamma che sembrava in cartone pressato, e ce li regalò in prova, sperando di fare il business...
Al barbiere ho chiesto la sfumatura alta, e lui mi ha detto: «facciamo un taglio da militare?». Non sapeva - e non saprà - che militare lo ero e lo sono ancora, e lo sarò a Senigallia, e lo sarò sempre: l'appartenenza all'Arma è dovuta a delle motivazioni che, innate o subentranti, se sono sincere non si cancellano tanto facilmente, come una cicatrice, o come gli alamari «cuciti sulla pelle».
Sono arrivato a Senigallia di sabato, per ambientarmi, conoscere, vedere. I «radunisti» si riconoscevano a vista, anche quelli che come me non avevano segni esteriori dell'appartenenza all'Arma, ma gli sguardi indagatori con gruppo in attesa di sfilare non conoscevo nessuno ma non mi sono affatto sentito estraneo, anzi tutti erano cordialissimi e fraterni, desiderosi di comunicare i loro ricordi nell'Arma, le differenze dei gradi erano giustamente molto attenuate, anzi direi azzerate, accomunati come eravamo ed esaltati dalla sensazione di ritrovarci insieme, consapevoli di essere tanti, di costituire una forza onesta e pulita, di condividere gli stessi ideali, di essere depositari di valori veri, valori per cui i carabinieri pagano anche con il sangue, ma anche più comunemente con la disciplina ed il sacrificio, un eroismo a volte poco appariscente, ma continuo, quotidiano, anonimo, diffuso.
Mentre ci avvicinavamo verso la tribuna delle autorità, la gente dietro le transenne si spingeva per vederci, ed addirittura per applaudirci. Capivo che volevano attestare che dei CC ci si può fidare, e che la fiducia è connessa alla sicurezza e la protezione che cerchiamo sempre di dare e mantenere; gli applausi significavano il riconoscimento e la gratitudine per il nostro impegno e l'appoggio, e mi hanno inorgoglito, non lo nascondo.
Ho gradito davvero il saluto della folla ed anche quello delle Autorità, del Presidente dell'Associazione Nazionale, del Comandante Generale, dei Ministri, delle Autorità religiose, dei nostri generali in servizio: vuol dire che non siamo soli! Alla fine ero davvero fiero di andare in giro col bavero e la bustina, questi l'Arma non me li potrà mai chiedere indietro, e nemmeno la tessera dell'Associazione Nazionale Carabinieri!

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Caro Giovanni,
la tua lettera è troppo bella. Non ho cambiato una virgola.






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