Lettere al Direttore

Come in una famiglia
Sarei voluto essere a Senigallia il 18 aprile scorso, al raduno dei Carabinieri in congedo come figlio di un Maresciallo: il Maresciallo maggiore Giuseppe Casavola Mauriziano, Croce di Guerra e Medaglia di lungo Comando, che vive ormai solo nel mio ricordo... Un ricordo che mi aiuta, però, a sentirlo nei Carabinieri che avvicino, come in una «famiglia» che si trasforma, che cresce... I ricordi sono tanti e lontani nel tempo: per esempio quando i militari svegliarono mio padre per lo straripamento del fiume Misa, a Senigallia, la notte del 30 novembre 1940, e sì perché lui resse il comando di quella Stazione dal 1939 al '42... O quando nell'estate '43 si temeva che i Tedeschi arrivassero a Pesaro da Bologna. E noi si stava assieme ai Carabinieri attorno alla radio, nella sala convegno, noi i ragazzini del Maresciallo...
Da insegnante, quando un alunno mi diceva di voler fare, da grande, l'ufficiale, io facevo scivolare la scelta sull'Arma dei Carabinieri. E chiedevo se si sapesse come si vive in una Caserma, ché io ormai non lo sapevo più... Ho chiuso il mio servizio a Roma. Mi accorgo di avere usato, involontariamente, un termine militare... E perciò, tante volte, ho ricordato agli alunni, alle alunne le peripezie dei Carabinieri della Capitale, all'indomani della partenza del Re...

Prof. Alessandro Casavola

Caro Professore,
mi scuso, anzitutto, per aver dovuto non integralmente riprodurre la Sua lettera per far spazio alla bella foto del Suo caro genitore, uno tra i Comandanti di Stazione «eroi della quotidianità».
Della sua interessante e documentata missiva sento la necessità di sottolineare due aspetti che ritengo di particolare rilievo. Anzitutto la partecipazione dei familiari alle vicende quotidiane del servizio, il che sta a testimoniare che quando si parla di «famiglia» dell'Arma non si fa riferimento ad un'espressione puramente astratta bensì ad una concreta realtà di vita nell'Arma.
Altro tema di assoluto rilievo da Lei evidenziato concerne la necessità che i giovani ben conoscano le vicende del nostro passato, anche recente, perché possano trarne insegnamenti e orientamenti per le decisioni nei momenti di difficoltà che inevitabilmente nella vita si troveranno a dover affrontare.


Ancora sulle Benemerite
Il socio gen. Antonino Crisafi mi chiede «l'interpretazione autentica» in ordine al quesito se debbano considerarsi o meno «Benemerite tutte le iscritte pur considerando che fra le Benemerite si costituisca un gruppo operativo».
Prof. Nicoletta Corradi

Al fine di eliminare possibili dubbi interpretativi ritengo opportuno precisare che: - l'appellativo di «benemerite» - puramente «onorifico» fintantoché non si traduca in fatti concreti - è, per uso ormai consolidato, impiegato per designare (né vi sono motivi per non continuare a farlo) tutte le socie effettive e simpatizzanti sin dall'atto della loro iscrizione, con conseguente titolo ad indossare l'uniforme sociale; - il «gruppo delle Benemerite» è istituzione operativa che i Presidenti di sezione - sentito il Consiglio sezionale - possono autorizzare a costituire per l'assolvimento di compiti statutari. In un'Associazione quale la nostra - basata sulla volontarietà - non si possono porre limitazioni o costrizioni che non trovino riscontro in norme statuarie o regolamentari. Chi vuol svolgere attività «benemerita» in proprio sia la benvenuta; l'importante ritengo che sia non il CHIAMARSI «benemerite» ma BEN MERITARLO.




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