GLI ITALIANI E IL CIBO

Alimenti irrinunciabili, luoghi di consumo


I ricercatori di Demos & Pi, in collaborazione con l’Associazione Nazionale cooperative di consumatori, per conto dell’«Osservatorio su capitale sociale», hanno, di recente, pubblicato un indagine che ritengo utile commentare giacché riguarda il nostro rapporto con il «cibo». I. Diamanti, uno dei curatori dell’interessante lavoro scientifico, tiene a precisare come il «cibo è in testa alle preoccupazioni quotidiane di tutti noi. Anzitutto per ragioni di bilancio familiare, infatti, il 47% degli italiani afferma di aver diminuito la spesa per consumi alimentari, il 63% di aver ridotto la frequenza dei pasti fuori casa, il 56% delle persone, infine, sostiene di essere molto preoccupato della sicurezza degli alimenti, quasi tre volte di più rispetto a due anni fa. La paura e la preoccupazione sono, quindi, cresciute a causa dell’impatto, reale e psicologico, prodotto dalla crisi finanziaria da un lato, e delle degenerazioni “alimentari” importante da aree vicine e lontane».
Tuttavia l’impatto della paura sugli stili alimentari degli italiani non sembra aver compromesso il «piacere del cibo », che appare perfino cresciuto. Nonostante la crisi e la paura, d’altra parte, quasi il 40% degli italiani sostiene di andare a cena - pranzo fuori casa più volte al mese, di contro è calata, dal 15% all’11%, la quota di coloro che non si muovono mai da casa per mangiare.
Il cibo è, quindi, motivo di insicurezza e di rassicurazione, sia quando è consumato in modo lento (slow) sia rapidamente (fast). Si pensi, ad esempio, all’aperitivo, un tempo era una «professione » adulta, esercitata al bar o in osteria, dopo il lavoro, prima di rientrare a casa. Oggi, invece, è divenuto, in specie, un rito giovanile, celebrato nelle piazze e lungo le strade, con la partecipazione, almeno una volta alla settimana del 20% degli italiani, i quali, nonostante il trionfo della «nouvelle cuisine» e delle altre novità culinarie restano saldamente ancorati alla tradizione, non sapendo rinunciare al pane, al vino ed alla pasta.
Dunque, non si mangia per sopravvivere, «perché non se ne può fare a meno» solo per il 10% i pasti rappresentano tempo perso, per tutti gli altri è diverso, si mangia per vivere. Perché è uno spazio di vita necessario, ma anche piacevole e socialmente utile, per comunicare, dialogare, lavorare, confrontarsi, divertirsi. Non tutti gli italiani fanno convivere, nel loro atteggiamento e nei loro comportamenti, il piacere e la paura, l’impegno e la preoccupazione. La crisi sta, infatti, producendo un rapido e significativo mutamento nello stile dei consumi, che separa la società in modo molto evidente. Ad esempio, denuncia di avere ridotto i consumi alimentari il 38-40% tra le categorie professionali medio-elevate ed il 50% e oltre fa le c.d. categorie «sociali periferiche» (operai, pensionati e disoccupati).
La distinzione sociale si allarga ulteriormente se guardiamo alla «qualità» dei consumi. Quelli che occupano posizioni sociali meno remunerante e meno sicure vanno a mangiare la pizza e non hanno tempo per gli aperitivi; anche se sono preoccupati dei rischi legati agli alimenti, fanno meno attenzione alle etichette degli alimenti, non hanno confidenza con il biologico e neppure con le botteghe dell’equo e solidale. All’opposto, c’è una «aristocrazia enogastronomica» che non si limita a mangiare spesso fuori casa, ma sceglie i locali consultando le guide specializzate e predica la sobrietà come virtù e come auto-difesa.

GLI ITALIANI E IL CIBO RISULTATI
I pasti rappresentano un momento per riunirsi con la famiglia 48%
Collega generalmente il cibo al gusto e al sapore 50,8%
Raramente gli è capitato, nell’ultimo anno, di non sentirsi a posto con il proprio modo di mangiare 47,4%
Mangiando non ha l’abitudine di misurare le porzioni 64,5%
La cena è il pasto più importante della giornata 84%
Mangia fuori pasto 37,8%
Dedica alla colazione meno di 5 minuti 62,3%
Dedica al pranzo dai 30 ai 60 minuti 41,6%
Dedica alla cena dai 30 ai 60 minuti 34,7%
Definisce la sua colazione frugale e veloce 39,5%
Definisce la sua colazione attenta e salutista 20,6%
Consuma un pranzo composto da un piatto unico 47,8%
Consuma un pranzo composto da un pasto completo in genere caldo 42,5%
Consuma una cena composta da un pasto completo in genere caldo 55,6%
Consuma una cena composta da un piatto unico 41,1%
Per mangiare fuori casa preferisce un ristorante italiano 63,1%
Per mangiare fuori casa preferisce un fast food 7%
Fonte: Format ricerche di mercato 2008

di Umberto Pinotti




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