IL «GO» DEL FIGLIO DEL CARABINIERE

16/7/1969 La Luna


Alla fine di un anno si fanno i bilanci, ma prima si ricordano gli avvenimenti di quelli che avevano lo stesso numero finale. E certo che di anni importanti del secolo passato con il 9 in coda, ce ne sono stati e non pochi: ’29 la grande crisi, ‘39 l’inizio della seconda guerra mondiale, ’69 l’uomo sulla luna, ’89 la caduta del muro di Berlino. E quest’anno lo spettro del’29 è riapparso. L’orrore del ’39 sembra ormai lontano e i paesi che hanno dato il via alla più grande tragedia della storia dell’umanità si trovano ora accanto nelle alleanze e nell’Unione europea. Il «muro» che ha segnato per anni una divisione non solo ideologica, politica e militare, ma anche visibilmente fisica, quasi a prolungare il tempo triste e crudele dei campi di concentramento e di sterminio, è crollato portandosi dietro la caduta stessa di quel regime comunista che aveva sottomesso milioni di uomini e donne tenendoli lontani da ogni contatto con il resto del mondo. Ma nel secolo passato c’è stato un evento a dir poco straordinario, unico e per ora irripetibile, un anno ed un giorno, quel 19 luglio del 1969 che chi lo ha vissuto ricorda chiaramente e con emozione sempre viva: l’uomo aveva poggiato il piede sulla luna! Il sogno di tanti, poeti, innamorati, scienziati pazzi, fantascrittori, si era concretizzato, nello stupore di tutti noi, con gli occhi rivolti verso il pallido satellite. E tutti, senza distinzione, hanno provato un emozione diversa e nuova. Poi passato lo stupore, calmati i battiti del cuore, il cervello ha cominciato a macinare domande. Come si è riusciti nell’impresa, chi saranno stati gli uomini e le donne a concretizzare un sogno, anzi il sogno di viaggiare nello spazio. Quando l’impronta del primo astronauta, Armstrong, impresse il calco della sua scarpa sulla sabbia lunare, non solo si concludeva un viaggio nello spazio, ma anche una sfida dell’intelligenza e della volontà umana. Per arrivare a quel risultato si era messa in moto una «macchina» straordinaria, che partiva da lontano anche se purtroppo dalla seconda guerra mondiale, dalle micidiali V-2 e dagli studi del barone tedesco, Wernher von Braun. Ma a dare il «go» alla missione Apollo 11 fu un ingegnere di nome Rocco Anthony Petrone. Uno straordinario personaggio, di sangue e non solo di cognome italiani. In un libro, uscito da poco, si può scoprire questo importante personaggio, che ricoprì incarichi all’interno della NASA di eccezionali responsabilità. Autore del volume è un giornalista della RAI, caporedattore della TGR della Basilicata, Renato Cantore. Titolo «La tigre e la luna.Rocco Petrone. Storia di un italiano che non voleva passare alla Storia» (ed. Rai- Eri). Cantore ci racconta, con abilità e piacevolezza di scrittura, una storia che ti prende al cuore e ti emoziona. Una storia che sembra più frutto della fantasia, che fredda cronaca della vita di un uomo. Perché ne parliamo? Perché Rocco Petrone è figlio di un carabiniere. Il padre Antonio, nasce a Sasso di Castalda, in provincia di Potenza. Richiamato nella prima Guerra Mondiale, combattente, fa domanda per entrare nell’Arma e viene accolto, inviato come ausiliario alla legione di Catanzaro. Congedato nel febbraio 1920, insieme al «premio di congedamento», l’autorizzazione a fregiarsi della medaglia interalleata della vittoria e alla dichiarazione di aver tenuto buona condotta e aver servito con fedeltà e onore, come ricorda Cantore. Antonio Petrone e la giovane sposa emigrano nel ’21 negli Stati Uniti, ad Amsterdam, un piccolo centro dello Stato di New York. Nel 26 nasce Rocco. Ma subito dopo muore il padre. La madre rimane negli USA. E da questo momento inizia la storia di Rocco, figlio di immigrati, ma con un cervello ed una volontà ed un fisico imponente, «torre umana» nella squadra di football americano, che non guasta negli USA, specie se si entra a West Point. Perché questo e il primo approdo di Rocco, dopo il College, dai risultati brillantissimi. Un italiano, un emigrato a West Point! Da non credere. E tutto quello che segue sembra una di quelle favole che si raccontano nei film di propaganda. È invece la realtà. Esce ufficiale dell’US Army e poi si laurea in ingegneria al prestigioso MIT di Boston. Dal 1946 inizia il viaggio di questa straordinaria persona, di grandissima intelligenza, capacità, che lo porterà ai vertici della NASA e a dar il «via» a quel missile che consentirà di giungere fin sulla luna. Senza voler far pubblicità al libro del bravissimo Renato Cantore, la lettura della storia di Rocco Petrone è avvincente ed educativa. È la storia di un figlio della nostra emigrazione, che l’America ha accolto e fatto giungere ai massimi vertici. Ma è anche la storia di un militare, di uno scienziato, che ha dato uno straordinario contributo all’avventura spaziale, in un Paese libero e democratico.

di Angelo Sferrazza




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