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STORIA DEI CORAZZIERI
Ulderico Piernoli e Andrea Alessandrini I bravi Piernoli ed Alessandrini, come preannunciato hanno completato il loro lavoro sui Corazzieri con il secondo volume riguardante «Le Guardie del Presidente della Repubblica» ed io che ho avuto il piacere di recensire il primo volume dell’opera nel 2006 non voglio mancare all’appuntamento con la seconda parte dell’impegno. Anche in questa occasione gli autori hanno mantenuto lo stile esclusivamente fotografico, ma questa volta non colpiscono i baffoni a manubrio, le uniformi da «belle epoque» o le immagini color «seppia», quello che è interessante oggi è il fascino dell’attualità e della partecipazione diretta. Le foto a colori ora non illustrano più la storia ma illustrano la vita che ha vissuto la mia generazione (che poi è la stessa di buona parte dei lettori della nostra rivista). I Presidenti, protetti e scortati sono i nostri Presidenti, i colleghi immortalati sono i colleghi che abbiamo tante volte incontrato in servizio e che incontriamo ora con la divisa sociale (vi rammento che l’alfiere del Medagliere dell’Arma, custodito dall’Associazione, è un socio Corazziere). Per i motivi suddetti ancora una volta, Ulderico Piernoli e Andrea Alessandrini hanno fatto centro: hanno completato con ricchezza un percorso iconografico che sarà molto apprezzato da studiosi di cose militari, ed hanno soddisfatto, contemporaneamente, gli amanti di curiosità storiche e di costume e per tale ragione mi auguro che la coppia continui nella sua preziosa attività di ricerca e di pubblicazione Giancarlo Mambor
COMUNICARE RENDE LIBERI
Roberto Di Giovan Paolo con Maria Rita Moro Ed. Nutrimenti - Pag. 236 € 13,00 Il titolo già condensa il senso del libro e lo fa con una operazione di memoria molto complessa. Quel «rende liberi» ti riporta al ricordo di altri «rende liberi» primi fra tutti quello terribile di Auschwitz campeggiante all’ingresso del campo. Dunque il «rende liberi» si può esprimere in molti modi e può significare altrettante cose. Nel caso del «lavoro» degli autori il fine è corretto e non dissimula il senso vero. Roberto Di Giovan Paolo non è da poco che si batte sul fronte della comunicazione e il suo è un impegno che si è espresso e si esprime anche nell’azione e non solo con la parola e la scrittura. Questo libro, che si avvale della collaborazione di Maria Rita Moro, è un lavoro che fa fare un passo avanti al modo di parlare di comunicazione, una tematica che ci investe quotidianamente e trapassa i nostri cervelli e le nostre coscienze come le invisibili onde elettromagnetiche. Gli autori hanno scelto dieci «comunicatori» di diversi campi: Luigi Martini, Ascanio Celestini, Paolo Ruffini, Roberto Cotroneo, Alessandro Portelli, Filippo Ceccarelli, Ivano Fossati, Liliana Cavani, Annamaria Testa, Giorgio Bocca e con essi hanno colloquiato, socraticamente. E il risultato è veramente notevole. Gli A. nella introduzione fanno un intelligente ed opportuno riferimento alla nostra Costituzione ed a quell’articolo (quello che si riferisce al dovere di rimuovere le disuguaglianze) scrivendo che... «davvero la frontiera del futuro è fatta anche di un welfare della comunicazione e delle conoscenze, di una lotta quotidiana, insomma, affinché ad ogni cittadino sia garantito il diritto e il dovere di sapere decodificare cosa lo circonda in una cosiddetta società della comunicazione...». E i colloqui con i 10 hanno questo filo conduttore, cercare di farsi dire da operatori della comunicazione in campi diversi se questa che viviamo è davvero una società dove si comunica, cosa comunichiamo, cosa vorremmo comunicare, se si sa comunicare e se si sanno ben utilizzare i mezzi anche in senso tecnologico e in fine cosa rimane dopo il passaggio dell’«alluvione comunicazionale». I 10 non si sono sottratti all’interrogatorio e con le diverse sensibilità ed esperienze danno un contributo molto importante a districarsi in questa matassa che è la comunicazione oggi. Da giornalisti catturano i colloqui con Giorgio Bocca, Annamaria Testa e Filippo Ceccarelli. Come non essere colpiti dalla lucidità con cui Annamaria Testa scava sul tema della pubblicità e ne parla con coraggiosa obiettività. Di grande interesse le sue analisi sul rapporto adolescenti-pubblicità che ci offrono chiavi di lettura di molti preoccupanti fenomeni generazionali: «gli adolescenti la sanno lunga, con la pubblicità ci sono nati e la usano in termini di intrattenimento...». Forse è più importante per la società conoscere meglio questo aspetto che parlare ancora del rapporto pubblicità-giornali. Giorgio Bocca colpisce per quel suo coraggio di non sottrarsi ad una specie di gioco della verità fra il giornalismo di ieri e quello di oggi e a riconoscere a quello di ieri un rispetto per la professionalità dei giornalisti che pare scomparso. Non si sottraggono a queste considerazioni i direttori. Anzi! Bocca dice: «Io ho capito, attraverso le vicende di alcuni direttori di giornali, che i direttori oggi sono completamente dipendenti dal potere economico e non hanno più alcuna autonomia». Filippo Ceccarelli, si addentra con quello stile che lo contraddistingue, nel rapporto comunicazione e politica, anzi politici. E ne esce un quadro che colpisce, ma rattrista. Il libro è penetrante e nuovo. Ha in sé il valore del saggio e lo spirito del reportage, l’autorevolezza del testo di studio e la preziosità di un libro di meditazione. Sì, meditazione sul tempo che viviamo, quello del mare della comunicazione, nel quale rischiamo di affogare in mancanza di zattere di salvataggio. Angelo Sferrazza
STORIA DI CAMPIONE
Dall’VIII secolo ai nostri giorni Fabrizio Mena Ed. Skira, Milano Sulla sponda orientale del lago di Lugano, dove i contrafforti del monte «Seghignola» si tuffano nelle azzurre acque del lago, è ubicato il comune (famoso anche per la Casa da gioco) di Campione d’Italia. Un «fazzoletto» di suolo patrio «incastonato» in pieno Ticino; il Cantone svizzero di lingua italiana. Pertanto questo nostro territorio al di fuori dei confini nazionali, è una «Enclave». Tale singolare situazione politica-amministrativa di Campione d’Italia, desta non poca meraviglia nei turisti, meno informati, in visita al Cantone quando, senza attraversare alcuna frontiera, arrivano a Campione e notano che sugli edifici sventola il Tricolore d’Italia e le strade sono pattugliate dai Carabinieri. Ora tale loro stupore trova ampi e dotti chiarimenti in questo pregevole volume, elegante anche nella veste tipografica, sulla storia di Campione dall’alto Medioevo ai giorni nostri. Alla sua redazione hanno cooperato ben nove storiografi, molto noti nel campo della ricerca e della didattica. Il volume è stato ideato nell’ambito della «Associazione Culturale di Campione d’Italia» (con sede nell’Enclave) e fortemente voluto da Franco Charrey (recentemente scomparso) fondatore ed animatore di detto Sodalizio. Lo Charrey è stato anche Sindaco di Campione d’Italia (dove è nato) ed è figlio di un conosciuto e stimato Graduato dei Carabinieri. L’«Associazione Culturale di Campione d’Italia», mettendo in cantiere quest’opera, si prefiggeva lo scopo di dimostrare (a giudicare dai risultati c’è riuscita) che Campione d’Italia non è soltanto «Casinò», ma ha anche profonde radici storiche, artistiche (basti ricordare i noti Maestri campionesi) e culturali. La pubblicazione è arricchita con belle foto, d’epoca e recenti e da un breve glossario con i nomi d’alcune Istituzioni svizzere ed italiane. Andrea Castellano
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