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In Italia la cosiddetta «cultura militare
», che già nella seconda metà
del secolo scorso era sempre meno
all’attenzione, negli ultimi anni
si è quasi nullificata. Le cause sono
tante e tra queste sicuramente l’abolizione
della leva obbligatoria. Non c’è quindi
da meravigliarsi se nel corso di una
cerimonia con la partecipazione delle
Forze Armate, qualcuno chieda quale significato
hanno quelle «bandierine» fissate
allo strumento dei trombettieri in
uniforme. A queste persone meno
informate sul mondo con le stellette e
sui suoi simboli e tradizioni, diciamo subito
che sono le «Drappelle». Un antico
«contrassegno» di tanti gloriosi Reparti
che hanno contribuito a scrivere le pagine
più belle della storia d’Italia e continuano
a distinguersi, per eroismo ed
impegno civile, in Italia ed all’estero.
La parola «Drappella» deriva da drappo.
Un pezzo di tessuto colorato e ricamato
che, nel tempo ha avuto tanti usi;
da «Palio» per i vincitori di una gara, a
«Tovaglia d’Altare».
In passato, sino al secolo XVIII, queste piccole «banderuole», con motti ed insegne (sempre allo scopo di un rapido riconoscimento dell’appartenenza di uno schieramento di militari), venivano legate ad un ferro trasversale fissato presso la punta delle alabarde oppure ai corni od alle trombe. Nell’Arma dei Carabinieri le «Drappelle » poteva usarle solo lo Squadrone Carabinieri Guardie del Re, il cui atto di nascita risale al 7 febbraio 1868. Si componevano di un piccolo rettangolo di stoffa rossa pregiata sul quale, con ricamo in argento, era riprodotta l’aquila sabauda sormontata dalla corona reale ed avevano, sempre in argento, una vistosa bordatura. Il 5 giugno 1925, nella ricorrenza del quinto anniversario della consegna della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Bandiera dell’Arma, i Carabinieri furono autorizzati, fino a livello Legione Allievi di Torino, Legioni Territoriali e Scuole, a fregiare le proprie tombe con «Drappelle». All’epoca fu precisato che dovevano essere costituite: «da un drappo quadrato (cm 0,25 di lato) di tessuto rosso con largo bordo azzurro orlato e frangiato d’oro. Il drappo porta su una delle facce lo stemma dell’Arma (granata con monogramma del Sovrano) ricamato in oro e sull’altra
l’Aquila sabauda in nero». Queste
«Drappelle» andavano applicate alle
tombe: «quando i militari indossino la
grande uniforme ovvero siano impiegati
in servizio d’onore, di scorta o siano
in accompagnamento in servizi del genere
di Ufficiali Generali
ovvero anche
di Ufficiali Superiori
dell’Arma».
L’autorizzazione di poter far uso delle «Drappelle» da parte dei Comandi dell’Arma, fu accolta con intensa gioia da tutti i Carabinieri e fu diffusa anche una cartolina ricordo, sulla quale oltre ai simboli istituzionali dell’epoca, c’era pure una tromba con «Drappella» e la copia dell’autorizzazione (di pugno del Sovrano) all’Arma di poter guarnire di «Drappelle » le sue trombe. Il 21 agosto 1921, il Comando Generale (su analoga direttiva del Ministero della guerra) emanò una circolare con la quale ribadendo sostanzialmente le disposizioni del 1925, precisò che le «Drappelle» dovevano avere forma rettangolare con i lati di cm. 25x30 e che la larghezza del bordo azzurro non doveva superare i 4 cm.. Queste norme restarono in vigore fino al 23 agosto 1948. In seguito, con l’avvento della Repubblica, il Comando Generale (sempre su ordini ministeriali) stabilì che sulle «Drappelle» al posto dell’aquila reale, doveva essere ricamata, in argento, lo stesso rapace stilizzato, circondato da fronde di quercia ed alloro. Secondo un’antica tradizione, prevista anche dai regolamenti, le «Drappelle» possono essere donate anche da Enti o Comitati. La consegna, invece, deve essere effettuata da «personaggi» che abbiano particolari meriti; se donna, assume il nome di «Madrina delle Drappelle ». Questa, in strettissima sintesi, la secolare storia di quelle «bandierine» colorate e finemente ricamate, che pendono dagli strumenti dei trombettieri militari. di Andrea Castellano
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