| ||||
Tra malessere e trasfigurazione
E’ stata di recente presentata
la sesta edizione del Rapporto
della Società Geografica
Italiana, dal titolo
di grande eloquenza: «L’Italia delle
città, tra malessere e trasfigurazione».
Il Presidente della Società, F. Salvatori,
nel rassegnare il lavoro curato dai suoi
collaboratori, ha tenuto a precisare come
«l’Italia è attraversata da profondi
momenti di riassetto, che, da un lato
aprono prospettive assai positive di assoluto
interesse per il progresso del sistema
territoriale nazionale, dall’altro
lato non sono assenti fenomeni
di profondo malessere
e di declino, cui occorre
porre freno attivando meccanismi
di contrasto». Nelle
duecento pagine del
Rapporto vien fatta una radiografia
del «paziente Italia
», e ne risulta un territorio
ancora diviso in due,
con un netto divario tra il
Nord che si rivolge all’Europa,
e il Sud con scarsa
capacità di collegamento
con l’economia globale. È
sempre Salvatori che puntualizza
chiarendo come «la sfida è
quella di cercare un punto di accomodamento,
Roma sta vincendo questa
sfida, mentre le città meridionali sono
ancora molto in ritardo».
Nell’indagine si legge che le grandi città rappresentano un motore di sviluppo solo al Centro e nel Settentrione del Paese, altrove c’è carenza di ricerca, di sviluppo e di trasferimento tecnologico. Il vero punto debole del Sud rimane, comunque, la grande diffusione della criminalità organizzata e delle realtà economiche illegali, come il lavoro nero. Da parte della Società Geografica viene lanciato anche l’allarme sulla vendita di «pezzi» del proprio territorio da parte dei Comuni per far fronte alle crisi di bilancio e rimpinguare le casse. «I Comuni svendono il proprio territorio. Questo crea disordine, sia dal punto di vista urbanistico che geografico», ha detto il professor De Matteis, che ha coordinato il lavoro di ricerca. A ciò si aggiunga il degrado paesaggistico e territoriale determinato dalla creazione di centri commerciali, capannoni e magazzini industriali. Tra le numerose schede che compendiano l’interessante lavoro ho inteso scegliere quella che reputo più utile, giacchè, per quanto possibile, portatrice di riflessioni e spunti di meditazione. Mi riferisco alla problematica relativa alle tendenze insediative e alla qualità della vita. In vista dell’obiettivo di migliorare la qualità della vita, per quella parte che riguarda la cattiva qualità ambientale, bisogna cominciare dalle città. È questo, infatti, il luogo nel quale si registrano le maggiori concentrazioni di attività umane che hanno un impatto negativo sull’ambiente, è qui che tende a vivere la maggior parte della popolazione terrestre. Si potrebbe dire che, in una città dell’era tecnologica, convivono due entità: quella degli uomini e quella delle macchine che devono contribuire a realizzare, com’è possibile, una città per gli uomini. La molla è essenzialmente il desiderio di vivere in città «a misura d’uomo», il cui peso sia «sostenibile» dall’ambiente nel quale la città si sviluppa. Una città a misura d’uomo significa realizzare un agglomerato il cui «peso» sia «sostenibile » dall’ambiente nel quale il contrasto urbano si sviluppa e, di conseguenza, dalla comunità che vi abita. La sostenibilità ambientale delle città consiste, quindi, nella capacità di soddisfare i bisogni dei suoi abitanti, nei limiti posti dalla necessità di mantenere intatte integrità e produttività dei sistemi ambientali. Gli analisti del rapporto, in tale contesto, si chiedono dove si viva meglio. A tale riguardo il problema maggiormente sentito dalle famiglie italiane è quello relativo alla mobilità; seguono le preoccupazioni per la qualità dell’aria e per il rumore, che è facile mettere in relazione proprio con l’uso e l’abuso dell’automobile. La maggioranza degli italiani risiede in «agglomerati morfologici urbani», un terzo in centri con oltre 50.000 abitanti, con la tendenza al rallentamento della crescita delle grandi città, a vantaggio di quelle medie e piccole. È realistica l’ipotesi che valuta in 75% del totale la popolazione inurbata nel 2020, così come è probabile che molte città piccole raggiungeranno la «taglia» delle medie, e molte, oggi classificabili come medie tenderanno a diventare medio-grandi. Da ultimo, una curiosità, dove si vive meglio? La risposta delle principali inchieste giornalistiche è che l’agio lo si trova all’ombra delle montagne. È Trento, infatti, la città italiana dove si vive meglio in assoluto, seguita a ruota da Bolzano e Aosta. di Umberto Pinotti
| ||||