LA BAMBINA CHE SOGNAVA I CAVALLI



Da secoli si dice che il cavallo è un «nobile animale» per la sua bellezza estetica, il carattere altero, la sua forza, la sua intelligenza, il suo coraggio ed anche perché, a mio modo di vedere, tolto dal suo habitat naturale, deve essere lavato, asciugato dal sudore dopo il lavoro, fatto il pedicure, abbeverato, «governato » come si dice in gergo ippico, mentre lui guarda il suo stalliere con sovrana indifferenza.
Noi maniaci del cavallo amiamo circondarci di mille oggetti, dipinti, statuine, in mille atteggiamenti per farlo vivere con noi anche nelle ore in cui non lo frequentiamo o quando l’avanzare degli anni non ce lo consentono più.
Di questa malattia ecco la sintesi in pochi versi, pieni di nostalgici ricordi per tutti gli affetti da equinità acuta:
Un cavallo, una sciabola, una sella e l’avvenire in tutto il suo splendore dove sei gioventù stagione bella? Il tempo passa, macinando l’ore e ci ha rubato la figura snella, lo sguardo chiaro, l’impeto, l’ardore. Tutto si scorda, tutto si cancella ma non si può scordare il primo amore un cavallo, una sciabola, una sella.
Non sono versi miei ma sono ben stampati nella mente e nel cuore di giovani e vecchi cavalieri. E come non ricordare le opere bellissime del nostro collega Gaetano Tanzi, ben noto ed affermato artista definitosi «equorum pictor»?
A conferma di questa esaltante passione che unisce tutti i «Filippo» (in greco amante dei cavalli) vi racconterò una tenera, dolce storia personale.
Come nelle favole vi dirò:
«Tanti, tanti anni fa, nel mentre ero in ufficio, un mio collaboratore entrò annunciandomi: - “C’è una bambina che vuole parlarle” -. Strano, pensai, abituato come ero a ricevere ben altri soggetti.
Dopo qualche minuto si presentò l’ospite inatteso, una ragazzina dagli occhi vivaci e furbetti, decisa, volitiva, che al mio sguardo interrogativo mi chiese, senza esitare: - “Sono Chiara, frequento la scuola media qui vicino mi fa vedere i cavalli del Carosello? Io sono un’ammiratrice e imparerò a cavalcare.” - Era di parola facile, pronta e determinata. Visto tanta passione capii che non potevo dire di no e data l’età, 11-12 anni, per non deluderla nel suo impeto ippofilo, le risposi: - “Senti peccerè”, vai a casa, fatti accompagnare da tuo padre ed io ti farò vedere tutti i cavalli della caserma.” -
Un bel sorriso, un grazie e via di corsa come era apparsa mentre io invero, pensavo di non vederla ritornare. Ma sbagliavo; dopo alcuni giorni riapparve accompagnata dal genitore, un professore universitario, obbediente ai desideri della figliola.
Da quell’incontro Chiara aveva deciso di assumermi come consigliere ippico ad personam e così è stato per decenni attraverso i quali è diventata una brava amazzone, un ingegnere, una ricercatrice, vincitrice di premi e borse di studio, un vero cervellone, insegnante alla Sapienza di Roma.
Ma l’ippomania non è mai venuta meno, ha acquistato un bel purosangue che monta quasi giornalmente, partecipa a concorsi.
Spesso viene a trovarmi e si trattiene con me e mia moglie, portando a noi un soffio di gioventù».

Che dirvi, mi sento un po’ nonno di complemento. Come dimenticare una così bella amicizia nata attraverso «Il cavallo un dono di Dio agli uomini» come dicono gli arabi, e quelli che lo amano sono sempre legati dalla stessa passione.

di Franco Lo Sardo




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