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Iniziative culturali e umanitarie per aiutarli a diventare adulti Stringere fra le braccia uno degli infelici bambini di Nassiriya, sentirsi germogliare
uno slancio di generosità, partecipare di un rinnovato spirito umanitario andando
fra le rovine di una città dove l’infanzia ha perduto ogni sua connotazione.
Può dunque accadere, di fronte a tanta sventura, di voler fare e dare con tutte le
proprie forze, chiamando a raccolta chi non è insensibile alle sofferenze d’un mondo in
guerra, cominciando da un manipolo di entusiasti. Non l’entusiasmo del momento, della
partecipata angoscia per chi è rimasto del tutto solo, ma il proposito deliberato di costituire
una piccola struttura operativa per dare concretezza ai propositi.
Nassiriya è nome di tragico olocausto specie per gli italiani. Era il 12 Novembre 2003 quando un’azione di guerriglia condotta contro il nostro pacifico accampamento causò la morte di diciassette militari, prevalentemente carabinieri, e due civili. Durante l’orrendo attacco perirono un numero imprecisato di iracheni, e di bambini vittime incolpevoli della violenza che accieca gli uomini quando il fanatismo ne snatura la vera essenza. Eppure gli italiani godevano di stima, di aperta simpatia fra le popolazioni sul fronte bellico. Ne veniva apprezzata la semplicità nel prestare aiuto, l’intelligenza nell’accentuare il carattere pacifico e umanitario della missione, la gentilezza d’animo unita alla professionale intraprendenza nello svolgere compiti di presidio contro violenze e focolai riattizzati. Ma Nassiriya è anche nome e luogo di sofferenza per chi vi nacque, vi svolgeva un lavoro, si accompagnava con una famiglia che è pur sempre collante di affetti, fucina di sentimenti. La guerra, l’occupazione da parte dei belligeranti, i bombardamenti, gli agguati, misero a repentaglio quel modo di vivere, lo squassarono, non ci si riconosceva fra figli d’una stessa patria, comunque identificati in una unica fede religiosa. E a soffrire di più erano e sono tuttora, purtroppo, i bambini colpiti, mutilati, costretti a sofferenze indegne non solo di civiltà ma d’un qualunque modo d’essere. Ne prendi in braccio uno, di quei bambini, lo guardi negli occhi e il cuore trabocca d’amore. Così è accaduto a Christiana Ruggeri, giovane giornalista Rai che, assieme a pochi altri giovani animati da analoghi modi d’intendere la solidarietà, ha dato vita a un progetto, «I bambini di Nassiriya, onlus», appunto: chiamando a raccolta i volenterosi per donare, per un tentativo di riparazione contro le follie d’una guerra «che nessuno voleva ». Il sogno di Christiana si sta avverando. «Quando ho tenuto Hamudi tra le mie braccia - racconta - e finalmente mi ha sorriso, ho deciso di fare qualcosa per lui... Attraverso lo sguardo di un bambino tutto diventa possibile». Perciò ecco il gran fervore di iniziative. L’obiettivo primario è di aiutare a studiare i millesettecento giovinetti della città fra i 6 e i 18 anni. Uno scambio tra i popoli a suon di libri, perché «il primo indice di libertà dell’individuo è sapere e potere scrivere il proprio nome», in attesa di crescere senza pregiudizi di razza o religione. Ma, partito il contingente italiano, a Nassiriya rimane solo più il ricordo della nostra presenza là. Un ricordo carico di gratitudine. «Specie i bambini ci ringraziano e ci amano, chiedendoci di tornare». Un modo di tornare, di esserci, è il proposito di alfabetizzare gli orfani, di adeguare l’istruzione scolastica per chi ha dovuto interromperla a causa della guerra. Servono dunque libri, un’intera biblioteca italo-irachena «dove si possano consultare testi in arabo, italiano, francese, inglese, tedesco». Uno scambio di culture, insomma, dove la Bibbia e il Corano saranno accanto, mentre la scuola e la frequenza in Biblioteca saranno gratuiti e ci sarà un corso di lingua italiana tenuto da insegnanti di madre patria stipendiati dal progetto onlus. Certo, la buona volontà va sostenuta da aiuti concreti. Si può diventare Soci del Progetto (da 30 a 100 euro), utilissimo risulterà l’invio di libri, quaderni, apparecchi televisivi, pc, monitor, dvd. All’occorrenza, i locali verranno costruiti di un bel nuovo, se non si potessero utilizzare le costruzioni lasciate dai contingenti italiani. Ma certamente la Biblioteca sarà intitolata al «12 Novembre 2003»: per non dimenticare e per vincere ogni odio. Per informazioni: Via Bruno Barilli, 62 - 00137 Roma - Tel. 0682002828 - www.ibambinidinassiriya-onlus.org. Franco Piccinelli
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