LO SBARCO SULLA LUNA

A distanza di 40 anni

Inguaribilmente romantico, preferirei pensare che il nostro satellite sia rimasto inviolato e destinato ad ispirare, con i suoi riflessi sul panorama del nostro pianeta, gradevoli pensieri agli innamorati di tutte le epoche. Ma la realtà è... diversa. Sono trascorsi quarant’anni da quel fatidico 16 luglio 1969 in cui un astronauta americano posò il suo piede sul suolo lunare. L’avventura spaziale era però iniziata prima, con il programma Apollo, istituito nel 1961 negli Usa con l’obiettivo di portare un uomo sulla Luna e di riportarlo sulla Terra.
Ebbero così inizio una serie di voli pilotati, realizzati nel corso di una decina di missioni nell’ambito del Progetto Gemini, con diverse attività extraveicolari (utilizzando un dispositivo pressurizzato a getti di gas), con manovre di avvicinamento a brevissima distanza tra navicelle diverse e fornendo importanti dati scientifici in campo medico in materia di permanenza dell’uomo nello spazio, verificando infine l’affidabilità del sistema propulsione a idrogeno e ossigeno. Nel corso del 1967 due diversi incidenti mortali funestarono le ricerche spaziali, sia americane che russe. A Cape Kennedy durante un test della navicella Apollo si sviluppò un incendio nel modulo comando, provocato dall’atmosfera interna pressurizzata con ossigeno puro: i tre astronauti dell’equipaggio persero la vita ed il programma Apollo fu sospeso con un ritardo di circa un anno.
Qualche mese dopo l’Urss lanciò nello spazio una navicella Soyuz dotata di un modulo di lavoro separato, accessibile attraverso un portello. Durante la fase di rientro nell’atmosfera terrestre della navicella, i cordoni per l’apertura del paracadute si attorcigliarono provocandone la distruzione e la morte dell’astronauta. Nei mesi successivi, dopo una serie di successi delle agenzie spaziali degli Usa e dell’Urss, con agganci nello spazio di navicelle e di moduli diversi, con prove generali di allunaggio, finalmente il 16 luglio 1969 fu raggiunto l’obiettivo dello sbarco dell’uomo sulla Luna. Il prodigio tecnologico fu senza dubbio il LEM, il modulo di atterraggio lunare, costruito da una prestigiosa industria americana e messo a disposizione dell’agenzia spaziale americana soltanto dopo sei anni di sperimentazione che permise in pratica lo sviluppo della missione dell’Apollo 11. Questo modulo: era alto circa 7 metri e pesava 16.448 kg; ne furono costruiti tredici A distanza di 40 anni esemplari. Il primo, dopo un volo di test in orbita bassa, rimase distrutto nell’atmosfera terrestre. Quattro di essi non furono mai lanciati. Il quinto esemplare della serie venne utilizzato dai due astronauti dell’Apollo 11, Aldrin ed Armstrong che vi si trasferirono dopo che la navicella entrò nell’orbita lunare. Fu così realizzato lo storico progetto che segnò una tappa importante dell’intera avventura spaziale. Il modulo di allunaggio (LEM) affidato al pilota Collins, il 20 luglio toccò la superficie della Luna, nei pressi del Mare della Tranquillità. Dopo qualche ora Armstrong mise piede sul suolo lunare, pronunciando la frase: «Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigante per l’umanità!».
Subito dopo Armstrong fu raggiunto da Aldrin ed insieme per circa due ore camminarono sul suolo lunare (dove la forza di gravità era di un sesto rispetto a quella terrestre), raccolsero dei campioni di rocce lunari, installando apparecchiature varie per la misurazione del vento ed un laboratorio sismico.
Al termine issarono la bandiera statunitense e comunicarono via satellite col Presidente Nixon, mentre milioni di cittadini di tutto il mondo seguirono in televisione, con trepidazione ed entusiasmo, le varie fasi dell’impresa.
I due astronauti infine lasciarono il suolo lunare utilizzando lo stadio superiore del LEM, servendosi di quello inferiore come rampa di lancio. Le varie operazioni si svolsero senza inconvenienti, finché la navicella con gli astronauti ammarò, il 24 luglio nell’Oceano Pacifico, vicino alle Hawaii.


Nicolò Mirenna




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