| ||||
Il nostro socio Antonio Manna di Roma ci ha portato il libro di Moreno
Milletti e Romualdo Luzi edito dal
Comune di Latera dal titolo «I Giusti
» di Latera e Samuele Spizzichino ed alcuni
documenti a sostegno della storia raccontata.
Si tratta di avvenimenti accaduti a
Latera in provincia di Viterbo durante la seconda
guerra mondiale che hanno avuto
come protagonisti il Maresciallo dei Carabinieri
nonché Podestà di Latera Antonio
Adamini - nonno del Manna -, una famiglia
di ebrei ed un certo numero compaesani. Questo articolo non vuole costituire la presentazione del libro - di cui, peraltro, pubblichiamo la foto della copertina - perché pure essendo interessante, in buona sostanza si riferisce solo ad una cronaca di fatti locali. Quello che mi è apparso interessante invece è lo svolgimento degli eventi che vede il coinvolgimento corale di molte persone, così intrecciato nella sua semplicità da sembrare quasi una sceneggiatura teatrale o cinematografica. Nell’autunno del 1943 a Latera opera da sempre una famiglia di commercianti ebrei che, malgrado il fatto di essere ben voluti da tutti (come dimostreranno i fatti) e che il capo famiglia addirittura avesse avuto trascorsi di rilievo in seno al P.N.F., ad un certo momento si trova comunque travolta dai tristissimi eventi che avrebbero potuto portare all’arresto ed alla deportazione in Germania. A questo punto compare sulla scena la figura del Podestà, come già detto ex Maresciallo dei Carabinieri e vice maestro della Banda dell’Arma, il quale il mattino del previsto arresto dei componenti della famiglia Spizzichino ad opera di tedeschi e repubblichini, mette in opera una sorta di «sceneggiata» (ovviamente concordata anche con altri concittadini complici) che consente di sottrarre alla cattura il nucleo familiare ebreo che trova rifugio presso alcuni abitanti di Latera riuscendo a sottrarsi per alcuni giorni alle accanite ricerche ed ai conseguenti rastrellamenti. ![]() Successivamente, attraverso l’inganno praticato dalla cosiddetta «Tedesca», una generosa signora austriaca da anni residente a Latera avendone sposato un abitante, la famiglia Spizzichino riesce a raggiungere Roma addirittura a bordo di un camion militare il cui autista era ovviamente ignaro della «pericolosità» del suo carico (senza nulla togliere alla tragicità dei fatti ed ai pericoli corsi dai fuggiaschi e dai loro sostenitori, l’intera vicenda in molti suoi passaggi ha il sapore della «pochade»). Gli Spizzichino a Roma - ove peraltro, già aveva avuto luogo il tragico rastrellamento di Ebrei del ghetto - trovarono ancora aiuto e sostegno da parte di persone, tra cui fondamentale un sacerdote, comunque legate al mondo di Latera, riuscendo, tra l’altro, con l’aiuto del Podestà, il Maresciallo Adamini, a mettere in salvo anche parte dei beni lasciati a Latera. A liberazione avvenuta e continuando a verificarsi l’incredibile susseguirsi di sorprendenti coincidenze, il primo Sindaco di Latera fu proprio samuele Spizzichino, capo della famiglia protagonista della nostra storia che di fatto diede il cambio al Podestà Adamini. Sarebbe banale e scontato, direi ovvio, esaltare il comportamento di tutti coloro che aiutarono la famiglia Spizzichino. Non voglio percorrere la strada del «politicamente corretto », mi piace, al contrario, mettere in evidenza quello che a me pare essere la vera sostanza della vicenda, cioè quella solidarietà semplice che ha sempre rappresentato l’essenza della nostra cultura e della nostra società («Italiani brava gente»). Valori che forse vanno sbiadendo dal DNA nazionale, infatti pur a fronte delle mobilitazioni nelle emergenze, come sta accadendo per l’Abruzzo, mi colpiscono certe terribili immagini del nostro quotidiano (bullismo, razzismo, pirati della strada, violenza sulle donne e sugli anziani, pedofilia), ben lontane da quello spirito di altruismo, generosità, di incuranza per il pericolo condiviso da molti Lateresi più di 60 anni fa. Giancarlo Mambor
| ||||