IL BASILISCO

Questo quasi sconosciuto

Quante volte abbiamo letto o sentito parlare e dire «Basilisco»: distrattamente abbiamo annuito al nostro interlocutore o lettore senza però porci domande, domande che sarebbero state alquanto giustificate, come: ma che significa? chi è sto «Basilisco»? come è fatto? dove sta? Mosso dalla stessa curiosità, tempo fa ho indagato e verificato assumendo qualche informazione più o meno soddisfacente: provo a parlarvene definendo le note che seguono solo una chiacchierata salottiera, senza alcuna pretesa accademica o scientifica. Tutto è iniziato quando ho avuto la necessità di occuparmi di San Siro, Vescovo di Genova nel IV o VI secolo, Santo, legato appunto ad una leggenda che lo vedeva protagonista insieme ad un serpente, il Basilisco, che funestava i genovesi alitando su di essi. Il Basilisco, narra la leggenda, dimorava in un pozzo poco distante dalla Basilica degli Apostoli chiamata in seguito di San Siro. Il Santo Vescovo per liberare definitivamente da tanta malevole presenza la Città di Genova dopo orazioni, digiuni e penitenze si recò al pozzo e con determinazione ed autorevolezza impose al serpente di introdursi in un secchio, calato in fondo al pozzo, al fine di trarlo fuori. Il Basilisco, ubbidiente ed ammansito, si fece trarre fuori del pozzo e, dopo essere stato mostrato al popolo genovese, il Santo Siro senza infierire sul serpente, impose a questo di raggiungere il mare e scomparire, cosa che il Basilisco fece. Questo è il miracolo di San Siro, raffigurato in un affresco nel Coro della Chiesa, opera di Giambattista Carlone. Tra le informazioni che riportano i nostri vocabolari relative al «basilisco», lo Zingarelli pone il nome come voce dotta latina basiliscu (m) derivata dal greco basiliskos, significato: «reuccio». Sono riuscito a sapere che il Basiliscus plumifrons, questo è il nome scientifico, è descritto e rappresentato, in maniera scientificamente rigorosa, per la prima volta nel 1876, in una pubblicazione di E.D. Cope nel Journal of the Academy of Natural Sciences of Philadelphia dal quale è tratta l’immagine proposta. Il Basilisco è un rettile innocuo, malgrado l’aspetto feroce, la sua collocazione scientifica lo definisce appartenere al genere Basiliscus, della famiglia degli iguanidi e dell’ordine degli squamati. Il nome deriva dalla mitologia greco-romana. Si sposta lentamente sulle quattro zampe, può essere dalla mitologia greco-romana. Si sposta lentamente sulle quattro zampe, può essere velocissimo però, quando procede sulle sole zampe posteriori; è onnivoro e arboricolo.
È sempre stato considerato un animale fiabesco, la mitologia definiva il Basilisco un malvagio mostro in grado di uccidere, inesorabilmente moriva chi avesse incrociato il solo suo sguardo o qualunque essere vivente avesse respirato il suo fiato: se morso, il malcapitato moriva sul colpo. Si credeva che dalle sue ceneri si ottenessero gli elementi necessari ed indispensabili per trasformare l’argento in oro.
Le sue fattezze mitologiche erano alquanto inquietanti: la testa di gallo aveva una cresta a forma di mitra assimilabile anche ad una corona d'oro: ecco il significato di Re. Rappresentato con il corpo da serpente e zampe d'aquila, possedeva grandi ali spinose. Il suo fiato, oltre che letale per l’essere vivente, era in grado di avvizzire frutta e vegetazione, il suo sputo bruciava e corrodeva, il suo sguardo aveva anche il potere di spaccare le pietre. Di questo animale abbiamo parecchie leggendarie descrizioni da Plinio il Vecchio nel Naturalis Historia a Voltaire, da Leonardo da Vinci, che incluse un Basilisco nel suo Bestiario, a Joanne Kathleen Bowling, ideatrice della fantastica saga letteraria di Harry Potter. Tra le tante leggende una si riferisce alla nascita del «basilisco» ottenuta da un uovo deposto, ogni tanto, circa ogni sette anni da un vecchio gallo L'uovo doveva essere perfettamente sferico, deposto sul letame e doveva poi essere covato da un serpente o meglio da una femmina di rospo, la cova poteva protrarsi fino a nove anni. Un’ulteriore leggenda narra che un Basilisco poteva essere concepito dalla copula di due galli rinchiusi in una antro sotterraneo, la cova di due rospi produceva la schiusa e la nascita quindi del basilisco. Per quanto riguarda la credenza di alcuni malefici poteri del Basilisco sull’uomo e sulla vegetazione, è opportuno riferirsi ad alcune teorie proprie del XII secolo che volevano i rettili nascere dalla putrefazione della materia e da rifiuti organici. Il concetto è giustificato dall’ambiente medievale, non proprio attento alla nettezza ambientale e dal fatto che, causa la calura della stagione calda, quella estiva, convalidava il fatto che i serpenti uscivano dalle loro tane sotterranee rendendosi visibili in superficie tra arbusti e rami. Il Basilisco, rettile leggendario del mondo dei serpenti, è carico di complessi significati simbolici: secondo le credenze egizie simboleggiava la potenza e l’eternità della stirpe, per la sua vita lunghissima. Nel medioevo venne anche ritenuto quale simbolo di calunnia, colpa, contagio, tentazione, peccato e di lussuria; il Basilisco rappresentava talvolta il diavolo. Il potere è riferito alla sua corona, il Re dei serpenti, fu emblema dell’intelligenza dell’uomo. Simbolo caro agli alchimisti per via del fuoco che distrugge tutto quello che è impuro per tendere alla perfezione.
Troviamo spesso il basilisco in araldica rappresentato però come simbolo positivo; viene ricordato insieme ad un'altra figura mitologica: il biscione, simbolo del Casato dei Visconti e quindi della Città di Milano. Malgrado i suoi passati mitologici e le pestifere rappresentazioni il basilisco è in un innocuo bellissimo lucertolone che vive nelle foreste tropicali del Centro America.


Massimo Carlesi




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