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ARMA DOC
La rievocazione della carica di Pastrengo eseguita dal reggimento a cavallo nella
splendida cornice di piazza di Siena a Roma, dinnanzi alle maggiori autorità e
a migliaia e migliaia di spettatori, ha suggellato, anche quest’anno, la solenne
cerimonia per l’anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri: centonovantacinque
anni al servizio del Paese.Lo sguainare delle sciabole e il galoppo dei cavalli, in mezzo alla polvere, hanno fatto tornare alla mente le eroiche gesta di noi carabinieri, in quasi due secoli di vita, a difesa della libertà e della democrazia e di tutti quei valori che, nonostante le guerre e i brutali, ripetuti attacchi allo Stato, l’Italia ha saputo custodire grazie anche alla fermezza, al coraggio, al rigore morale, al senso del dovere di quanti, in servizio o meno, sono orgogliosi dei loro alamari. Ma la cerimonia di piazza di Siena non è stata solo la circostanza per ripercorrere la storia leggendaria dei carabinieri; è stata l’occasione per tracciare un bilancio dell’attività dell’Arma che, nonostante l’età, appare sempre più giovane, dinamica, efficiente, al passo con i tempi, consapevole del suo duplice ruolo di «forza militare di polizia a competenza generale e in servizio permanente di pubblica sicurezza». È proprio questa duplice formazione che oggi, nel Terzo Millennio, fa dell’Arma una delle Istituzioni più invidiate nel mondo, tanto da essere chiamata negli angoli più sperduti e più infuocati a difendere la pace e a istruire i futuri corpi di polizia. Noi carabinieri dell’Associazione, a cui è stato dato in consegna il ricco medagliere dell’Arma - testimonianza diretta della fedeltà e della abnegazione di chi porta il pennacchio rosso blu - dobbiamo essere orgogliosi di essere appartenuti a questa splendida e capillare organizzazione: orgogliosi per aver contribuito, ciascuno nel suo ruolo, allo sviluppo e all’ammodernamento dell’istituzione; orgogliosi per aver rappresentato lo Stato nelle più lontane e sperdute comunità dell’Italia; orgogliosi per aver collaborato alla nascita e al rafforzamento della democrazia in quelle Nazioni oppresse dalle dittature; orgogliosi per aver partecipato, in Patria, alle operazioni di Protezione Civile durante le tragiche emergenze. Orgogliosi, infine, di aver saputo difendere gli ideali che i nostri padri e i nostri nonni hanno conquistato, nel corso dei due precedenti secoli, pagando un immenso tributo di sangue. Oggi l’Arma e con essa la nostra Associazione che è parte integrante dell’Istituzione, può vantare grandi risultati nella lotta alla criminalità, nella salvaguardia dei cittadini, nella sicurezza delle nostre strade. L’incremento delle pattuglie (siamo quasi a cinquemila) ha fatto sì che i Carabinieri, grazie soprattutto alle stazioni e alle tenenze, abbiano contribuito fortemente al controllo del territorio procedendo a quasi 400 mila denunce (il 6,,5% in più rispetto all’anno precedente) e a 100 mila arresti, in crescita anche questi ultimi dell’1,4%. Risultati che premiano l’attività dei militari in servizio e fanno dell’Arma una delle istituzioni più amate e benvolute dagli italiani. Difficile, dunque, pensare che i Carabinieri possano trovare collocazioni diverse e organizzazioni alternative: i punti di forza dell’Arma sono proprio la sua duplice connotazione (militare e di polizia), la sua capillarità sul territorio e le tante specializzazioni - dai Ris ai Nas - che garantiscono un alto livello di sicurezza. Mentre ci prepariamo a celebrare, tutti assieme, i due secoli di vita anche noi carabinieri dell’Associazione siamo consapevoli che l’Arma, pur nelle fisiologiche ristrutturazioni, non potrà modificare i pilastri su cui si basa; quei pilastri che hanno retto dinnanzi agli urti dei conflitti mondiali, delle dittature, degli assalti brigatisti, degli attacchi della grande criminalità organizzata. I carabinieri - con la storia e i loro eroi - sono e dovranno restare «patrimonio delle comunità» delle quali condividono ansie e speranze per ricevere in cambio quella gratitudine che fa dell’Arma una grande famiglia al servizio del Paese, il simbolo della fedeltà. di Libero Lo Sardo
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