195 E NON LI DIMOSTRA
«...il vero eroismo sta nella quotidianità»

Speciale Festa dell’Arma

Piazza di Siena, luogo di eventi importanti della Capitale, ad un passo da via Veneto e dal centro pulsante di Roma ma immersa nel verde e nella tranquillità di Villa Borghese, ha ospitato anche quest’anno quella che noi, tralasciando la più corretta definizione di Annuale della Fondazione, chiamiamo familiarmente Festa dell’Arma, in questo modo evitando anche di dichiararne l’età, un po’ come fanno le signore.
E ci piace qui parlare dell’Arma, della «nostra» Arma, paragonandola ad una bella Signora dall’aspetto autorevole ma dolce, dai lineamenti nobili e fini, sicura di sé, educata e mai presuntuosa, giustamente severa, che nel modo di proporsi e di agire ha saputo adeguarsi al progredire del mondo, fiera dei propri successi e di una età che non le cancella sul volto i segni di una indelebile bellezza, lieta perciò di festeggiare il compleanno con i suoi figli Carabinieri, con intorno tante persone che credono in lei, la stimano, la rispettano, la temono e la amano, in un incontro sereno che vede la significativa presenza dei vertici istituzionali della Nazione.
In un’atmosfera festosa da grandi occasioni, lo scenario è reso suggestivo dai reparti schierati, con una affascinante coreografia composta dai colori delle uniformi della Banda, dell’Associazione Nazionale Carabinieri e della sua componente di Protezione Civile, dei ragazzi dell’ONAOMAC con il nuovo copricapo rossoblù, delle Gendarmerie Europee e del COESPU, dell’Accademia Militare, della Scuola Ufficiali, della Scuola Marescialli, della Legione Allievi, delle Specialità, dei Cacciatori, del Battaglione Lazio, dei Carabinieri della «Territoriale» con i Comandanti di Stazione, dei Reggimenti 13° (MP, ONU, UE), 7° (IPU, MSU, KFOR), 1° (Paracadutisti e GIS), dei Reparti a cavallo (Fanfara, Reggimento Corazzieri, 4° Reggimento e Gendarmerie FIEP), il tutto in un vivace scintillio di sciabole, di alamari d’argento e luccicanti bandoliere, fra lo sventolare delle bandiere dell’Arma e dei Reggimenti, incorniciato dalla variopinta folla degli invitati che gremiscono le tribune su ogni lato, in attesa dell’arrivo del Presidente della Repubblica che passerà in rassegna lo schieramento.
Dalla tribuna dove mi trovo riesco ad incrociare lo sguardo dei giovanissimi Carabinieri delle prime righe e riconosco nei loro occhi quello stesso sentimento che mi animava tanti anni fa, quando con fierezza partecipavo alla Festa dell’Arma quale Sottotenente della Scuola di Applicazione. Nel brusio della gente ascolto i commenti delle persone che siedono vicino a me e sorrido... molti pensano davvero che noi siamo «speciali »... e non nascondo una certa soddisfazione, forse un po’ vanitosa.
Intanto giungono la Vice Presidente del Senato Emma Bonino, il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, il Presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante, il Ministro dell’Interno Roberto Maroni, il Capo della Polizia Antonio Manganelli, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso e numerose altre Alte Cariche dello Stato, membri del Corpo Diplomatico e tante Autorità civili, militari e religiose.
Giunge quindi il Presidente Giorgio Napolitano; insieme a lui, secondo un rigido protocollo, il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale di Squadra Aerea Vincenzo Camporini ed il nostro Comandante Generale, Generale C.A. Gianfrancesco Siazzu i quali, dopo la rassegna, prendono posto in tribuna presidenziale.

Durante la cerimonia in Piazza di Siena per il 195° Annuale della Fondazione dell’Arma, il Ministro della Difesa, On. La Russa, simpaticamente violando le regole protocollari, dopo la consegna delle ricompense da parte del Capo dello Stato, riprende il microfono e, dinanzi alle più alte Autorità della Repubblica, dice: «Voglio salutare in maniera particolare, con grande affetto e riconoscenza il Comandante Generale dei Carabinieri, che compie il suo terzo anno di servizio e che fra poco, per rispettare le regole, lascerà questo incarico. Gianfrancesco Siazzu resterà uno di quei Comandanti che l’Arma dei Carabinieri non dimenticherà mai, non solo per quello che i Carabinieri hanno fatto in questi tre anni, ma per il suo tratto umano, per la sua grande capacità, per la sua dedizione all’Arma, alla Patria, alla Nazione».

Il Ministro della Difesa, nel suo discorso, ricorda che l’Arma dei Carabinieri istituita nel 1814, con la duplice funzione della difesa dello Stato e della tutela della sicurezza pubblica, quale organismo di polizia con speciali doveri e prerogative... Da sempre presenti in ogni parte del Paese, anche nei più piccoli centri abitati, dove sono, da sempre, riferimento per la popolazione: ...il vero eroismo sta nella quotidianità.
Nei quasi due secoli dalla sua fondazione, l’Arma ha consolidato la sua vicinanza alla popolazione, attraverso la nostra Storia, dal Risorgimento alle Guerrre di Indipendenza, dalle Campagne per l’Unità d’Italia alla Grande Guerra, dalla lotta al brigantaggio a quella contro il terrorismo e quella odierna, incessante, contro la criminalità grande e piccola, cui si aggiungono gli attuali impegni internazionali, ed è proprio per la sua presenza sul territorio che è considerata «Patrimonio delle Comunità».
Sottolinea inoltre che, nonostante si attraversi in Europa e nel mondo un periodo di ristrettezze economiche, l’Italia non farà mai mancare il suo pieno e concreto sostegno ai Carabinieri, che svolgono il proprio dovere sacrificando talvolta la loro stessa vita. Lo sguardo al futuro, prosegue il Ministro, è rappresentato dal Reggimento MSU (Multinational Specialized Unit) che, operativo in tante missioni all’estero e preso a modello dalla comunità internazionale, ha il compito di mantenere e ripristinare l’ordine e la sicurezza pubblica nelle aree ove si sono svolti conflitti armati, ed è particolarmente efficiente per la capacità di intervento in contesti operativi differenziati, per la piena interoperabilità ed integrabilità con altre forze militari locali e multinazionali. La celebrazione prosegue con il Presidente Napolitano che decora la Bandiera dell’Arma di una nuova Medaglia d’Oro al Merito Civile per la difesa e l’assistenza offerta dall’Arma dei Carabinieri, dopo l’8 settembre 1943 e fino al 1947, alle popolazioni italiane dell’Istria, della Dalmazia e delle province di Trieste e Gorizia, di fronte alla violenza di preponderanti forze ostili che rivendicavano la sovranità su quei territori, ove migliaia di italiani trovarono la morte o furono costretti all’esodo e oltre 250 carabinieri immolarono la propria vita. Ascoltandone la motivazione penso che solo chi ha un’età almeno come la mia può ricordare quella dolorosa pagina della nostra storia, oggi forse un po’ sbiadita, conseguente all’armistizio ed ai trattati di pace della Seconda Guerra Mondiale.
Segue poi la consegna, sempre per mano del Presidente, delle «ricompense» ai familaliari di alcuni militari i quali hanno perso la vita nello svolgimento del proprio servizio, dimostrando coraggio e fedeltà ai valori che da sempre contraddistinguono l’Arma. Momento di grande solennità e di generale commozione, mentre la voce dello speaker scandisce le parole delle motivazioni, che inevitabilmente rievocano i singoli tragici fatti e... benché la temperatura sia gradevole, tutti ci accorgiamo di rabbrividire mentre tornano in mente quelle immagini, recenti ed ancora scottanti, che avevamo visto in televisione o sui giornali.
Ma le sorprese non mancano, con il Ministro La Russa che, superando il protocollo, chiede al Presidente di lasciargli rendere uno speciale ed affettuoso saluto al Generale Siazzu il quale, dopo i tre anni di comando, come da regolamento, fra breve lascera’ la carica. L’applauso che ne segue è scrosciante e per un attimo, sul viso del nostro Comandante Generale appaiono i segni della commozione.
Infine, come ormai è tradizione, la manifestazione volge alla conclusione con l’esibizione dello storico Carosello Equestre del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo, che con esso rievoca la gloriosa «Carica di Pastrengo» del 1848.
L’esibizione ha inizio sull’imbrunire, quando il cielo si tinge di rosa, con gli squadroni che raffigurano sull’arena una grande croce di Sant’Andrea, per proseguire poi in magici incroci al ritmo delle note del «Guglielmo Tell», fino al momento in cui i cavalli si accasciano al suolo con i loro cavalieri.
La scena è avvincente, affascinante e coinvolge totalmente gli spettatori: sembra quasi di tornare indietro nel tempo e di essere in qualche modo partecipi di quella cruenta battaglia. Se ne respira l’atmosfera. Ma il momento più emozionante del Carosello è quello della carica finale, in cui le luci si spengono e l’azione inizia in un profondo silenzio che avvolge tutti e tutto, vibrante preludio di battaglia, al chiarore fioco e tremolante di alcune fiaccole intorno all’arena, mentre il tricolore si dipinge con magico effetto sui muri della «Casina dell’Orologio» che fa da sfondo alla Piazza di Siena ed un vicino cipresso si colora di rosso-blù a simboleggiare il pennacchio del cappello della Grande Uniforme. Avanza dapprima il Comandante Ferace, con gli alfieri che recano la Bandiera del Reggimento e la «Bandiera Colonnella», immagine emblematica fissata nel piccolo cerchio di luce di un unico riflettore, mentre nell’oscurità, con un ritmo via via incalzante, lo seguono i suoi cavalieri con le sciabole già sguainate di cui si avverte lo scintillio.
Lentamente la scena si illumina come nell’alba di un nuovo giorno... è questo il segnale, e sulle note del «Nessun dorma» il Reggimento d’improvviso parte alla carica ad un galoppo travolgente, inarrestabile ed impressionante che culmina in un emozionantissimo incrocio delle sciabole dei due squadroni, in perfetta sincronia con le parole del canto... «all’alba vincerò». Fra gli applausi della gente i cavalieri, tutti impolverati come dopo una vera battaglia, si rischierano, il Presidente consegna una targa al Colonnello e la cerimonia ha termine. Gli invitati si avviano verso le uscite, ma ci si sofferma volentieri sotto i pini davanti alla «Casina di Raffaello» dove ci si incontra, si rivedono amici, colleghi, superiori persi di vista negli anni, persone che contano, si fanno commenti e anche pettegolezzi. Mentre anch’io mi avvio, rivolgo un ultimo sguardo, già con un pò di nostalgia, verso la stupenda Piazza di Siena ormai vuota e penso che sono stato partecipe privilegiato, ma nel mio piccolo anche un po’ protagonista, di un evento importante... Per il suo anniversario, la «bella Signora» si è presentata con l’abito più elegante e piena di fascino, ha dimostrato di saper coniugare passato, presente e futuro senza nulla recriminare o rimpiangere, ha nuovamente saputo toccare i cuori di tutti noi ricevendone un tributo di fiducia, gratitudine e vero affetto ed ora, come nelle fiabe, si è ritirata in maniera discreta. La Festa è finita, i riflettori si spengono, e dopo questo momento mondano e pur gratificante, è ora necessario reimmergersi senza clamori, secondo lo stile che caratterizza i Carabinieri, nella «quotidianità» fattiva e silenziosa.


di Dario Benassi




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