IL MURO DI BERLINO

Nel ventennale dell’abbattimento


Sono trascorsi quasi 20 anni da quel fatidico 9 novembre 1989, giorno in cui ebbe inizio la demolizione del Muro di Berlino. L’avvenimento cambiò geopolitica e storia d’Europa. Certamente non fu un’opera d’arte anche se «decorato» da numerosi graffiti almeno dalla parte occidentale. Ve ne racconto in breve la storia, come e perché è stato costruito, come e perché è stato abbattuto. La vicenda del Muro ebbe inizio nel 1961 quando come sgradevole effetto della seconda guerra mondiale, imperversò la cosiddetta «guerra fredda» avvelenando i rapporti tra il blocco occidentale e quello sovietico. La Germania - dapprima suddivisa in zone di occupazione - rimase divisa tra zona occidentale organizzata come Repubblica Federale Tedesca (RFT) con capitale Bonn, e zona est che si strutturò in Repubblica Democratica Tedesca (RDT) con capitale Berlino. Le diversità economiche e sociali che si determinarono tra i due nuovi stati, provocarono dislivelli e disagi sociali molto profondi. Il potente segretario Honeker non si lasciò impressionare dalle critiche peraltro caute espresse dal mondo occidentale e dai partners del blocco. Secondo i dati ufficiali, il sistema della vita economica tedesco- orientale era efficiente (ma solo rispetto alle realtà economiche delle altre democrazie popolari). In pratica però la collettivizzazione, forza dell’agricoltura, la repressione dell’industria e del commercio privati nonché la scarsità delle risorse disponibili, provocano una fuga da est ad ovest di professionisti, di lavoratori specializzati, di disertori dall’esercito. Questa emigrazione di massa (2.500.000 persone tra il 1949 ed il 1962) è inaccettabile per Walter Ulbricht - Capo di Stato della DDR e Segretario del Partito Socialista Unitario della Germania - che, con la costruzione del muro compie un goffo tentativo di arrestare un esodo che da disagio economico si trasforma in motivo di sofferenza esistenziale ed importante avvenimento politico per il popolo tedesco, per il governo sovietico e per tutta l’Europa. La mattina del 13 agosto 1961, ben 25.000 militari furono schierati alla frontiera; l’Armata rossa controllava gli assi strategici ed ebbe inizio l’installazione di una rete di filo spinato, di blocchi di cemento anticarro e barricate nel cuore di Berlino. Di fronte alle moderate reazioni degli Alleati, il muro crebbe rapidamente, fino a raggiungere 166 chilometri di lunghezza e i 4 metri di altezza, separando completamente i due blocchi e tagliando 192 strade di Berlino, 32 linee tranviarie, 3 autostrade e numerosi fiumi e laghi. Oltre al territorio della città di Berlino, il muro lambiva il limite territoriale di 14 comuni del Brandeburgo, Potsdam compreso, confinanti con Berlino Ovest. Gli unici punti di passaggio tra le due zone erano quelli al Checkpoint Charlie ed un secondo nei pressi di Friedrichstrasse. L’erezione del muro costituì la separazione per molte famiglie e l’interruzione dei legami di amicizia tra i cittadini delle due metà della città, inizialmente increduli, poi pieni di sconforto e di disperazione. Alcuni berlinesi, approfittarono delle imperfezioni della nuova costruzione per tentare di attraversarlo. Ma dal 1972 oltrepassare il Muro diventò un’impresa molto rischiosa, poiché i Vopos di guardia uccidevano senza pietà chiunque tentasse di scavalcarlo. Le vittime di questo eccidio furono quasi un centinaio: l’ultima si chiamava Chris Gueffroy, ucciso nel febbraio 1989, pochi mesi prima che il leader della Sed (il partito comunista di Berlino est) annunciasse - la sera del 9 novembre di quell’anno - la decisione del Consiglio dei Ministri della RDT di aprire il Muro e le frontiere per consentire «viaggi personali all’estero». L’annuncio suscitò una incontenibile gioia: migliaia di berlinesi dei due blocchi della città che, per festeggiare l’avvenimento, si radunarono alla porta di Brandeburgo ed in altre zone di Berlino ovest. Nei giorni successivi il Muro venne spezzato in più punti e ne furono staccati pezzi per farne souvenirs; i varchi così creati furono attraversati liberamente dai cittadini tedeschi non più separati, non più soggetti a regimi particolari. Le prime ed uniche libere elezioni avvennero il 18 marzo 1990. La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990, «Giorno della riunificazione». Sotto quella data i cinque Stati federali già esistenti nella Repubblica Democratica Tedesca ma aboliti e trasformati in Province, si ricostituirono aderendo formalmente alla Repubblica Federale di Germania (Germania Ovest) e si estese ad essi l’applicazione della legge fondamentale tedesca (la Grundgesetz). Cominciò così una nuova fase storica da cui ebbero inizio la caduta dell’Urss e la scomparsa degli stati satelliti dell’Europa orientale. Oggi del muro di Berlino è rimasto ben poco. L’abbattimento di esso iniziò il 13 giugno 1990 ad opera di 300 guardie di frontiera della RDT e fu portato a termine da 600 soldati dell’esercito tedesco che si avvalsero di numerosi bulldozer, di ruspe, gru e 175 camion. Dopo tale immane lavoro, il muro è quasi ovunque scomparso; ne sono rimasti in piedi sei punti, considerati come monumenti, meta di turisti; tra i luoghi più visitati una sezione di 80 metri nei pressi di Potsdamer Platz, un secondo tratto più lungo sulla riva del fiume Sprea ed un terzo a nord di Bernauer Strasse che fa vedere ai turisti com’era veramente il Muro di Berlino.

di Nicolò Mirenna




Torna all'indice




pagina precedente