IL PASQUINO INCARTATO

A proposito di beni culturali


A nessuno sfugge che proteggere i nostri beni culturali è un’esigenza primaria, per cui tutti dovremmo farcene carico, anche se non addetti ai lavori o di modeste conoscenze storico-artistiche. Esiste una branca del Diritto Pubblico che si occupa delle Convenzioni Internazionali e delle leggi dello Stato volte a proteggere i Beni culturali dalle possibili, ingiurie naturali o accidentali.
Non rare sono le ferite procurate in modo disgraziato, dall’immancabile danneggiatore seriale che ritengo in assoluto essere un cretino, inteso come lo definisce il Devoto (dizionario della lingua italiana) con questi sinonimi: stupido, imbecille, deficiente, scemo, idiota, persona di scarsa o nulla intelligenza. L’aggettivo etimologicamente deriva dal provenzale «crétin » di radice latina «christiamus» nel senso commiserativo di povero cristo.
Sarebbe necessario proteggere molte nostre opere d’arte, quelle più esposte, piccole o grandi che siano con lo «scudo blu» che è il simbolo scelto dalla Convenzione dell'Aja del 14 maggio 1954 per rappresentare gli elementi notevoli del patrimonio culturale, in caso di conflitto armato, necessario anche in tempo non bellico dal rischio cretini.
Per motivi di brevità e di delimitazione tematica propongo un solo emblematico esempio, per puro caso rilevato in ambito romano! Questo esempio impone una certa riflessione sulla effettiva protezione dei nostri beni artistici, protezione che ritengo essere culturalmente e didatticamente rilevante, volta a dare reali esempi e modelli di educazione civica. Gli esempi sono opportuni per cittadini grandi e piccoli affinché, per i primi, se non hanno la necessaria formazione culturale, possano opportunamente riflettere traendo le debite conclusioni su quale siano i motivi di tanta cura per una statua o per ‘n pezzo de marmo buttato lì (lessico romano). Per i secondi, i piccoli cittadini, stimolano l’interesse e la capacità di riflettere per raffinare e approfondire il proprio bagaglio culturale finalizzato ad una responsabile formazione civica.
Veniamo all’annunciato esempio emblematico: Roma, come tante altre città italiane, è ricca di opere d’arte spesso «buttate lì», nel senso di non vigilate, lasciate nel luogo d’origine o di ritrovamento ma, non per questo meno importanti formalmente e storicamente. Si ammirano così, lungo le strade, in giardini o in cortili di edifici pubblici e privati sarcofaghi, statue di varia grandezza ed epoche, bassorilievi, trabeazioni, capitelli, colonne, targhe con scritte commemorative o celebrative. Tutti i reperti hanno una storia ed una collocazione artistica e temporale significativa.
Pasquino è una di quelle opere non vigilate, è la celebre «statua parlante» di Roma ma non è la sola, altre sono: Marforio, Madama Lucrezia, l'abate Luigi, il Facchino ed il Babuino, è collocato nella omonima Piazza addossato ad un lato di Palazzo Braschi, nel rione Parione. Iniziò a parlare intorno al XVI secolo e, oggi, nel XXI, parla ancora. Negli anni, o meglio, nei secoli si è costantemente aggiornato, ha adeguato i costumi le tematiche e il lessico, ha parlato e parla al presente perché si è sempre riferito all’attualità per fatti che interessavano i romani nelle diverse epoche.
Pasquino fisicamente è un frammento di un'opera statuaria ellenistica, risale circa al III secolo a.C. e raffigurante Menelao che sorregge il corpo di Patroclo. Nel 1501 nel corso di lavori per la pavimentazione stradale, in occasione del restauro di Palazzo Orsini oggi Braschi, ove abitava il Cardinale Oliviero Carafa, fu rinvenuto il frammento proprio nella Piazza dove oggi ancora si trova (allora Piazza di Parione). Il potente Porporato dispose che l’opera rinvenuta, probabilmente appartenuta al vicino Stadio di Domiziano, fosse collocata nell'angolo del suo Palazzo. Le «pasquinate » erano dirette a colpire tutti quei personaggi che a qualsiasi titolo esercitavano il potere a Roma quando emanavano leggi o davano disposizioni non graditi ai romani. L’autore delle cosidette pasquinate, il primo Pasquino, si raccontava a Roma, fosse un sarto o un barbiere o forse un docente di qualche scuola o accademia romana, è stato comunque per secoli la libera voce dei romani. Gli scritti rigorosamente anonimi, affidati alla statua, si riferivano criticamente verso Papi, Principi, Re o Primi Ministri, nessuno sfuggiva. Le pene per i colpevoli di «pasquinate» erano molto severe compresa quella «capitale» ma, per quasi cinquecento anni, il vero Pasquino non fu mai trovato. Come e in quale stato si trova oggi il nostro Pasquino? Le foto proposte sono eloquenti: la statua, bisogna sapere che è collocata vicinissimo a Piazza Navona, una delle Piazze più visitate di Roma da turisti italiani e stranieri. Chi ama scoprire le testimonianze storiche e curiose della Città Eterna, indugia davanti a Pasquino conoscendo le sue «pasquinate» che consistevano in cartelli con scritte satiriche, appesi nottetempo al collo della statua. Venivano letti il mattino successivo dai romani, prima che i gendarmi li togliessero. Ora gli scritti, di varia forma e grandezza sono incollati sul basamento di marmo e non sono collocati nottetempo perché la libertà di espressione è stata conquistata ed i gendarmi, al mattino, non li tolgono più. È un noto e celebre monumento che allo stato appare indecorosamente «incartato» e certamente aggredito dai componenti chimici delle colle usate, una modesta e malconcia balaustra lo protegge dalla sosta delle auto e permette uno spazio sicuro per le bici a questa incatenate, permettemdo anche una fuggevole seduta al turista stanco. Lo «scudo blu» sarebbe necessario, in questo caso, come in altri, troppi casi, per proteggere l’opera dalla scarsa attenzione di chi dovrebbe vigilare e intervenire per salvaguardare l’opera, dall’assenza generalizzata di valori civici e dai Pasquini contemporanei, che presi dall’impegno critico-moralizzatore non comprendono il danno che procurano all’immagine della Città della quale essi stessi ne fanno parte. Un modesto consiglio ai responsabili della buona salute di Pasquino: ripulire Pasquino, proteggerlo e collocare nei pressi una «bacheca», evidente ma non invadente, a disposizione dei moderni Pasquini per poter esercitare il loro diritto di libera critica da non interrompere la storica usanza .


di Massimo Carlesi




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