EDITORIALE

QUALCHE RIFLESSIONE SULL’ANC


La nostra Associazione - com’è noto - è costituita da Carabinieri di tutti i gradi, di tutte le età (con prevalenza di Carabinieri in quiescenza), di tutte le tendenze, con una massa di oltre 200.000 persone omogenee per la comune fede nei grandi valori, ma con diverse esperienze di vita, con una autonomia di pensiero pur nel rispetto dei tradizionali comportamenti dei Carabinieri di tutti i tempi. Ma esistono molte «diversità » tra i nostri Associati. Ora - contrariamente a quanto si potrebbe pensare - sono proprio le qualità caratteristiche dei singoli che conferiscono alla nostra vita associativa una piacevole vitalità ed una concreta aderenza alla realtà sociale in cui viviamo. Non si vuole, ovviamente, affermare con ciò che tutto va bene nell’ANC: i problemi esistono e sono tanti, poiché tutte le Istituzioni, nei periodi in cui i valori fondamentali hanno minore valenza, subiscono dei momenti di crisi.
Problemi di crescita, di evoluzione, di riorganizzazione, di migliorie alla struttura funzionale. Il tutto nel pieno e incondizionato rispetto degli scopi statutari, a fronte delle difficoltà di reperire operatori volontari di provata capacità, di assoluta disponibilità ad operare disinteressatamente, nell’interesse dei Consociati. Sembrano ovvietà, sembrano obiettivi facili da realizzare, ma non lo sono.
Per ridimensionare la consistenza di questi problemi, ci permettiamo ricordare che la nostra Istituzione non è un grande complesso industriale, non produce beni materiali, non amministra grandi capitali nel mondo dell’alta finanza; è una Associazione democratica di militari dell’Arma in quiescenza, di Familiari, di Simpatizzanti dell’Arma dei Carabinieri che credono nei nostri stessi valori. È una Associazione di Persone che vogliono preservare dall’usura del tempo la validità del loro ruolo di protagonisti della vita sociale, senza venire meno alla fedeltà alle «idee madri» che hanno ispirato la loro condotta per tutta una esistenza.
Queste sono le valutazioni alle quali invitiamo i nostri lettori, con animo sereno ed obiettivo, guardando ai risultati conseguiti (teoria del mezzo bicchiere pieno), in un regime di composta austerità, senza sprechi e senza distrazioni, nel solo interesse degli iscritti all’Associazione. Sembra il caso di rammentare che la dirigenza del sodalizio - a cominciare dagli stessi Presidenti delle Sezioni - è formata da Persone che, pur avendo il sacrosanto diritto di godersi la meritata pensione dopo una intensa attività di servizio, con elevato spirito di volontariato, si rimettono in discussione accettando cariche gratuite in un Ente che, per sua stessa natura, non dà gloria né denaro e richiede spirito di sacrificio e soprattutto la grande passione di gestire un immenso patrimonio morale da conservare e da trasmettere alle nuove generazioni.
Ci si rende conto che ad un lettore malevolo - se ce ne fosse uno - tutte queste considerazioni potrebbero apparire retoriche; esse però corrispondono integralmente alla situazione reale dell’Associazione di oggi che continua «usi ad obbedir tacendo» l’opera di custodia delle tradizioni migliori dell’Arma dei Carabinieri.

di Nicolò Mirenna




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