Sicuri di interpretare il pensiero di molti lettori interessati al problema, pubblichiamo
una memoria elaborata da un nostro associato.
Sino ad oggi, malgrado le reiterate ed insistenti richieste e persistendo il
profondo disinteresse di tutte le parti politiche e sindacali competenti NULLA
si è riusciti ad ottenere e la categoria dei cosiddetti «dannati pensionati di annata» viene
continuamente vilipesa, dimenticata, umiliata, bistrattata, offesa e pesantemente penalizzata
economicamente in maniera indecente.
È noto che un lavoratore posto in quiescenza attualmente percepisce un trattamento
economico di circa il 50% superiore a quello di un lavoratore di pari anzianità di servizio
e pari qualifica funzionale andato in pensione 10-20 anni or sono.
Tale incostituzionale diversità di trattamento pensionistico viene determinata dai seguenti
fattori:
a) le pensioni perdono ogni anno circa il 2-4% (se non di più) del loro potere di acquisto
per erosione inflativa;
b) ai lavoratori posti in quiescenza non vengono estesi i miglioramenti retributivi attribuiti
ai lavoratori in servizio come conseguenza delle contrattazioni nazionali ed
aziendali che apportano ogni anno miglioramenti economici di circa il 3% del potere
di acquisto.
Questi fattori determinano una notevole divaricazione tra pensioni concesse in anni diversi
valutabili intorno al 5-10% annuo (50%) in soli dieci anni!!!) divaricazione destinata
ad allargarsi sempre di più se non si adotteranno opportuni sistemi dinamici di adeguamento
annuale delle pensioni stesse, con la conseguenza che tra qualche anno ci troveremo
la popolazione più anziana sempre più confinata alle soglie di sopravvivenza,
proprio nel periodo della vita nel quale maggiori sono le esigenze di assistenza e di cure.
Tale situazione:
- è in evidente violazione degli articoli 12 e 23 della Carta Sociale Europea, sottoscritta
a Strasburgo il 3 maggio 1966, degli articoli 2, 3, 136, 137 e 141 del trattato istitutivo
della Comunità Europea del 25 marzo 1957, del trattato di Maastricht e del trattato di
Amsterdam del 2 ottobre 1997;
- contrasta inoltre con la giurisprudenza della Corte di Giustizia della Comunità Europea
(sentenza 11 marzo 1981 nella causa 69/80 e sentenza 22 dicembre 1993 nella
causa 152/91) nonché con la giurisprudenza della Corte di Cassazione (sentenza delle
Sezioni Unite) del 1° febbraio 1997, n. 974);
- contrasta, infine, con gli articoli 3 e 36 della Costituzione, che dispongono la pari dignità
tra tutti i cittadini (principio di uguaglianza) e riconoscono il diritto ad un trattamento
economico (retribuzione e pensione) sufficiente ad assicurare agli aventi diritto
ed alle loro famiglie una esistenza libera e dignitosa.
Pertanto, l’aggiornamento delle vecchie pensioni e l’aggancio delle stesse alla retribuzione
costituisce una esigenza morale, sociale, giuridica e costituzionale.
Questo è l’ennesimo appello che rivolgiamo alle Autorità in merito all’angosciosa situazione
in cui versano moltissimi nostri Consociati in ristrettezze economiche non più accettabili
in una società che vuole definirsi civile.
Attendiamo provvedimenti concreti.