VIOLENZA SULLE DONNE

Un fenomeno in crescita?


Guidonia, Caffarella, Tor di Quinto, Bologna, Milano: luoghi e città che negli ultimi tempi sono stati teatri di efferate violenze sessuali. Un reato da sempre presente nel panorama criminale, ma contro il quale l’apparato giuridico-legislativo dello Stato e anche le stesse forze dell’Ordine, non hanno sempre avuto gli strumenti giusti per intervenire. Tuttavia, recentemente, il Parlamento ha approvato una nuova legge contro le molestie, spesso primo passo verso le violenze sessuali, definita «legge anti-stalking».
Per stalking «si intende quindi l’insieme di quei comportamenti ripetuti, intrusivi e controllanti, come pedinamenti, minacce, telefonate indesiderate, sorveglianza e, in generale, tutte le forme legate alla invasione e violazione della privacy nei confronti della vittima designata».
Secondo i pochi dati in circolazione «si stima che attualmente tra l’8 ed il 17% della popolazione femminile adulta, e dal 2 al 7% di quella maschile siano vittime dello stalking. La maggioranza delle vittime di sesso femminile è oggetto di molestie da parte di conoscenti o ex partner. È da rilevare, però, che solo pochissime donne si riconoscono vittime di attenzioni persistenti ed indesiderate e decidono di rivolgersi alle autorità».
Secondo il Dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio, più della metà (9 milioni 860mila, pari al 55,2%) delle donne tra i 14 ed i 59 anni ha subito nell’arco della loro vita almeno una molestia a sfondo sessuale: in particolare molestie verbali e telefonate oscene (26 e 25% delle donne), pedinamento e atti di esibizionismo (23%); molestie fisiche (20%). Un omicidio su 4, in Italia, avviene in famiglia, tra le mura domestiche; il 70% delle vittime è rappresentato da donne e in 8 casi su 10 l’autore è un uomo.
Per questo motivo assume particolare importanza il protocollo d’intesa firmato lo scorso 16 gennaio dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa e dal Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna. Un accordo che vedrà l’Arma dei Carabinieri in prima linea non solo negli interventi anti-violenza, ma soprattutto nell’analisi del fenomeno criminale d’intesa che intende realizzare un rapporto di collaborazione tra le parti per rendere più efficace. L’intesa tra i due ministeri, infatti, ha l’obiettivo di rendere più efficace «sia l’azione di prevenzione e contrasto nei confronti di atti persecutori, violenti, sessualmente finalizzati o vessativi verso vittime vulnerabili, sia il raccordo tra i soggetti competenti ad intervenire».
Ecco i punti programmatici stabiliti nel Protocollo:
a) approfondire il fenomeno della violenza di genere attraverso studi e ricerche di settore ed aggiornare le strategie di prevenzione e contrasto, attraverso collaborazioni con la comunità scientifica ed avvalendosi di un apposito archivio per le analisi;
b) fornire un qualificato intervento di supporto ai reparti dell’Arma dei Carabinieri;
c) accrescere formazione e addestramento nel settore del personale dell’Arma dei Carabinieri; d) incrementare l’efficacia delle iniziative promosse dal Dipartimento per le Pari Opportunità e da altri attori Istituzionali e sociali con modalità di raccordo tra le rispettive componenti;
e) favorire la partecipazione dei Comandi territoriali alle iniziative di collaborazione interistituzionali sviluppate a livello provinciale.
Il Comando Generale dell’Arma ha dato il via alla creazione di un «nuovo reparto» presso il Racis, il raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche. All’interno del Racis, infatti, opera già da tempo un’unità di analisi criminologica, alla quale è stata aggiunta una sezione denominata «reati persecutori». Una decina di persone, al comando di un Capitano e un Tenente: personale maschile e femminile con compiti operativi e di analisi che renderanno il contrasto e la comprensione di questo fenomeno assai più incisiva.

di Paolo Poggio




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