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In Italia oltre 1 milione di bambini obesi
Riecco il rugby, riecco il «6 Nazioni». Come ogni
anno il prestigiosissimo torneo internazionale di
rugby ha avuto inizio. Si tratta dell’evento maggiormente
significativo della palla ovale - in
qualche modo forse più significativo dello stesso campionato
del mondo - che si sviluppa con incontri diretti tra le nazionali
di Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda, Francia ed
Italia, nelle settimane di febbraio e marzo di ogni anno.
Quest’anno l’Italia celebra il decimo anniversario di partecipazione,
in verità mostrando qualche affanno. Nelle prime
due partite, disputate
contro l’Inghilterra
e l’Irlanda,
gli azzurri hanno guadagnato
due sonore
sconfitte, che, peraltro,
seguono le altrettante
sonore sconfitte
subite a novembre
del 2008 nei test-matches
autunnali, giocando
contro l’Australia,
l’Argentina ed
una selezione di rappresentanti
di Fiji, Samoa
e Tonga, i «Pacific
islanders» (si tratta
di incontri amichevoli
tra varie nazionali
che servono a mettere
alla prova il livello
delle squadre, per cui le partite sono accese e «poco
amichevoli»).Cosa sta accadendo al nostro rugby? Sembra di assistere a due storie diverse, da un lato il cosiddetto «movimento» tende ad espandersi sempre di più specialmente nel settore giovanile e gli sponsor fanno a gara per sostenere la nostra nazionale, dall’altro gli azzurri sembrano ben lontani dalle performances degli anni passati (tutti ricordiamo che l’aver concluso il «6 Nazioni» del 2007 con due vittorie, portò migliaia di sostenitori a tributare un trionfo impensabile alla nazionale in una indimenticabile serata a Piazza del Popolo a Roma). Non sono un tecnico e non ho suggerimenti da bar dello sport. Il rugby mi piace e mi piacciono i suoi valori ed il suo spirito, quindi continuerò ad apprezzarlo specialmente attraverso la nazionale, provando a consolarmi con alcune riflessioni, ad esempio ricordando che la Francia vinse il suo primo torneo dopo cinquanta anni di partecipazione, ad esempio pensando che la squadra italiana è stata ampiamente rinnovata con molti giovani per i quali certamente ha giocato e giocherà il «fattore emozione», oppure, ancora, credendo che anche le sconfitte possano costituire esperienze positive in vista dei prossimi campionati del mondo ed infine, sperando che la candidatura italiana ad ospitare i Campionati del Mondo del 2015 o del 2019 costituisca la conferma da parte di chi ne capisce più di me delle potenzialità e delle prospettive del nostro rugby. Infine voglio chiedere scusa ai nostri lettori per queste mie divagazioni che probabilmente non saranno di enorme interesse e nel contempo voglio ringraziare la Direzione del giornale perché mi ha concesso ancora una volta la possibilità di parlare di uno sport basato su valori fondamentali come il gioco di squadra, il rispetto, la lealtà, il coraggio e il sacrificio che sono valori di vita e non solo di spogliatoio ed anche per dimenticare per un momento lo shopping di Beckham, i problemi di Kakà, le simpatie e le antipatie degli arbitri e la violenza negli stadi che purtroppo continua ad affliggerci domenica dopo domenica. P.S.: Quando questo articolo uscirà il torneo delle «6 Nazioni » starà terminando. Poiché l’Italia deve ancora disputare tre partite spero sinceramente di poter vedere, anche nel 2009 la grande festa in Piazza del Popolo. di Giancarlo Mambor
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