Nel mese dei Defunti celebriamo i luoghi della memoria e del dolore
Novembre è un mese caro a noi
Carabinieri perché si celebra
la festa della Virgo Fidelis, Patrona
dell’Arma, più volte ricordata
su «Le Fiamme d’Argento». Né
può essere dimenticata la ricorrenza della
battaglia di Culqualber (nov. 1941) che
nella 2ª guerra mondiale, vide rifulgere
l’eroismo dei soldati italiani, ai quali spesso
«mancò la fortuna, non il valore».
Novembre è anche il mese della commemorazione
dei Defunti. Non v’è allora
migliore occasione per ricordare i Caduti
di tutte le Armi, di tutti gli Eserciti, di
tutte le guerre i cui resti mortali sono
oggi raccolti nei Sacrari militari.
Per ovvie ragioni di spazio non è possibile rievocare tutti i luoghi sacri alla memoria
ed al dolore, incredibilmente sparsi nel territorio nazionale ed oltre i confini della
Patria. Tutti meriterebbero almeno una elencazione: Sacrari, Cimiteri, Chiese, Templi,
Monumenti, Lapidi, Musei e Cippi. Di fronte alla difficoltà di illustrarli degnamente
tutti, ne citiamo soltanto alcuni, senza differenziazione per importanza, poiché
tutti sono parimenti rilevanti ai fini del nostro ricordo. Per fortuna i Caduti non
hanno gerarchie né distinzioni geografiche o ideologiche: Caduti per la Patria. A tutti
il nostro ricordo ed una preghiera. Con gli stessi sentimenti di carità cristiana ricordiamo
in terza di copertina le foto di altri Sacrari mentre ricordiamo i militari di
ogni grado dispersi nei mari di tutto il mondo e quelli ai quali una impietosa morte
troncò il volo nei cieli, a tutti coloro che non tornarono alle loro case.
Solo nella 1ª guerra mondiale (1915 - 1918) furono mobilitate 27 classi di giovani - fino
ai giovanissimi del 1899 e del 1900) - che consentirono lo schieramento in campo
di 5 milioni e mezzo di combattenti. Di essi ben 689 mila immolarono la loro vita (i
feriti e/o mutilati furono oltre 1 milione e mezzo).
.Riportiamo brevissimi cenni di due Sacrari relativi alla 1ª guerra mondiale e di due del
2° conflitto, rinviando i rimanenti all’elencazione ed alle foto della terza di copertina.
Sacrario di Redipuglia
È il più grande Sacrario Militare Italiano, realizzato nel 1938. Vi si accede da un ingresso
recintato, ai piedi di una monumentale scalea formata da 22 gradoni, da una
grossa catena d’ancora appartenuta alla torpediniera «Grado».
Prigionieri della morte, vi sono custoditi i resti di 100.187 Caduti, di cui 39.857 noti e 60.330
ignoti. Sorge sul Monte Sei Busi, di grande importanza durante la 1ª guerra mondiale perché
consentiva il dominio dell’accesso da ovest ai primi gradini del tavolato carsico.
Sulla scalinata sono allineate le tombe dei Caduti
Sacrario di Oslavia
Eretto nel 1938. Sorge a sinistra della rotabile che da Gorizia porta a S. Floriano, sulla
quota 153. Vi si accede da una gradinata in pietra, fiancheggiata da un basso muretto e da alti filari di alberi. La monumentale opera ha l’aspetto di un severo e robusto
fortilizio, costituito da una torre centrale, con una Cripta sottostante, e tre torri
laterali tutte collegate internamente con gallerie sotterranee.
Il 4 nov. 1959 alcuni cittadini mutilati e combattenti di tutta Italia offrirono una grande
campana votiva, denominata «Chiara», che ogni giorno, al vespero, con i suoi rintocchi
richiama i viventi alla preghiera per i Caduti per la Patria.
Raccoglie i corpi di 57.201 Caduti italiani (di cui 20.761 noti e 36.440 ignoti) e di 539
Austro - ungarici (di cui 138 noti e 401 ignoti). Tra di essi vi sono ben 13 decorati di
medaglia d’oro al Valor Militare.
Sacrario di Bari
Sorge, lungo la strada che da Bari conduce a Mola e a Brindisi, su una superficie di 5
ettari, donata dal Comune di Bari. Fu inaugurato nel 1967.
Vi sono raccolte le Spoglie mortali di 74.850 Caduti durante la 2ª guerra mondiale,
per la maggior parte provenienti dai cimiteri di guerra dai lontani fronti oltremare.
Di essi, 40.389 sono rimasti ignoti.
Mausoleo delle Fosse Ardeatine
Si trova a Roma, nella principale zona catacombale romana. Fu eretto nel 1949, a perenne
ricordo dell’orribile massacro perpetrato nelle cave di pozzolana della via Ardeatina.
dai nazisti il 24 marzo 1944 in seguito all’attentato di Via Rasella (furono fucilati
335 innocenti ed inermi prigionieri
prelevati dal carcere Regina Coeli e
dalla prigione di via Tasso).
Si entra nel Mausoleo attraverso una
cancellata di bronzo, capolavoro di elevato
espressionismo, opera dello scultore
Mirko Basaldella. Vicino all’ingresso
campeggia un gruppo scultoreo in travertino.
L’ampio piazzale di accesso è
dedicato alle vittime della strage di Marzabotto.
Le tombe dei 335 trucidati sono raccolte
in un vasto sepolcreto interrato coperto
da una immensa pietra tombale,
che rievoca simbolicamente l’oppressione
e l’occultamento delle vittime. Tutto
il complesso, avvolto nella penombra,
comunica al visitatore una dolorosa suggestione,
come l’insieme delle gallerie
originarie della vecchia cava di pozzolana
delle quali sono stati isolati i rami
principali e le grotte dove le S.S. naziste
al comando del Ten. Col. Kappler, compirono
il feroce massacro e l’occultamento
delle vittime mediante l’esplosione
di cariche.
Fu possibile riconoscere soltanto 323 salme.
Le vittime appartenevano a tutte le
categorie professionali e a tutte le condizioni
sociali (68 militari - di cui 42 Ufficiali,
9 Sottufficiali e 17 soldati - 9 agricoltori,
41 artigiani, 9 artisti, 71 commercianti,
1 diplomatico, 33 professionisti,
37 impiegati, 47 operai, 1 sacerdote, 6
studenti). Tra i militari erano compresi
11 appartenenti all’Arma dei Carabinieri:
6 Ufficiali, 3 Sottufficiali, 1 Carabiniere,
1 Corazziere, tutti decorati di Medaglia
d’Oro al Valor Militare.