Nel mese dei Defunti celebriamo i luoghi della memoria e del dolore
Aconclusione di una recente visita di Stato in Italia,
il Presidente degli Stati Uniti d’America,
George W. Bush, al di fuori del programma
protocollare stabilito, ha chiesto ed ottenuto
dal nostro Governo d’incontrare il Comandante Generale
dei Carabinieri, Gen.C.A. Gianfrancesco Siazzu, per ringraziarlo
personalmente di ciò che i Carabinieri stanno facendo
in Iraq, in particolare per l’addestramento della neo-costituita
Polizia Nazionale Irachena (INP). La circostanza,
del tutto eccezionale, sembra aver sorpreso un po’ tutti, soprattutto
negli ambienti istituzionali, alcuni molto piacevolmente,
altri con qualche malcelata punta d’invidia.
In realtà ormai da tempo, i reparti dell’Arma all’estero riscuotono
molto successo, in particolare nelle missioni militari
per la risoluzione delle crisi ed il mantenimento e/o ristabilimento
della pace. Il
motivo è semplice, trattandosi
di operazioni non
solo militari, ma anche di
polizia, stabilità e ricostruzione
degli organismi
di sicurezza locali, i Carabinieri
sono risultati utilissimi,
in taluni casi insostituibili
e, se non ci fossero
stati, paradossalmente
li avrebbero dovuti inventare.
Mancava infatti nell’ambito
dei contingenti
della NATO, inviati in
missione nelle aree di crisi,
uno strumento militare
specializzato in attività
di polizia. D’altro canto, nelle situazioni di crisi più gravi le
formazioni internazionali di polizia civile (ONU e UE) avevano
evidenziato grossi limiti dovuti alla loro intrinseca eterogeneità
culturale e giuridica, scarsa capacità di autodifesa,
nessuna deterrenza e autonomia logistica, limiti che molto
spesso, malgrado l’impegno e la volontà dei singoli agenti,
finiscono per tradursi in una minor affidabilità e quindi incapacità
operativa nelle emergenze.
Il Carabiniere sembra essere il rimedio più efficace in
questi casi perché in effetti è la sintesi del soldato e del
poliziotto. Senza una di queste due componenti essenziali,
infatti, ciò che rimane sarebbe comunque riduttivo (o
solo un soldato o solo un poliziotto), ma non si avrebbe
più quello straordinario binomio che ha alimentato nei
due secoli della sua storia l’Istituzione più amata e rispettata
dagli Italiani e che ora all’estero, come già avvenuto
in passato (a Creta nel 1897, in Cile nel 1909, in Somalia
nel 1950 ed in altre parti del mondo in diverse epoche),
è diventata un modello da imitare e una formula da riprodurre.
In continuazione quindi con l’attività addestrativa già
svolta a Nassiriya e a Bassora dal 2003 al 2006 a favore
della polizia locale (oltre 10.000 elementi addestrati, organizzati
ed equipaggiati), su specifica richiesta del Primo
Ministro iracheno, Al Maliki, l’Arma veniva incaricata
all’inizio del 2007 di preparare un’altra missione di addestramento
in Iraq sotto l’egida della NATO per creare un
nuovo organismo di polizia a livello nazionale, assolutamente
indispensabile per riportare ordine e pace in
quella regione martoriata e falcidiata dalla guerra e dal
terrorismo.
In particolare nell’area
di Baghdad, la situazione
della sicurezza in Iraq
era assolutamente precaria
e difficile: quasi ogni
giorno vi erano diversi
attentati con numerose
vittime ed attacchi continui
da parte di guerriglieri
e terroristi suicidi,
che non esitavano a far
uso di armi pesanti e razzi
anche in pieno giorno,
in una lotta sanguinosa
non solo contro i
soldati americani, ma ancor
di più contro le fazioni
opposte e contro le
ancora inefficienti forze armate e di polizia locali, incapaci
di arginare il caos.
D’altro canto, la preparazione della Polizia Nazionale irachena,
una forza di recentissima costituzione (30 marzo
2006), lasciava molto a desiderare: era infatti assai limitata
e molto lontana dagli standards europei ed occidentali.
Mancava un disegno organico, ma anche un’adeguata capacità
di comando e controllo, nonchè una minima professionalità
militare e di polizia ai vari livelli e nei diversi
settori: carenze che risultavano ancor più gravi per le difficoltà
e l’estrema urgenza di colmarle nel più breve tempo
possibile in un quadro di diffusa corruzione, di feroci
contrapposizioni interne e quindi di minima affidabilità
dei quadri e di gran parte degli operatori.
In questo contesto la missione addestrativa dell’Arma dei
Carabinieri, inquadrata nell’ambito delle iniziative della
NATO mirate a creare le condizioni di una pacificazione
della regione e quindi a rendere autonome ed efficienti
le forze di sicurezza locali, appariva, se non impossibile,
molto difficile e certamente pericolosa e doveva quindi
puntare, almeno inizialmente, ad obiettivi limitati, concreti
e rapidamente conseguibili.
Il progetto addestrativo veniva disegnato da un team ricognitivo
di ufficiali esperti del settore sulla base delle indicazioni
dello Stato Maggiore del Comando Generale.
Una volta ottenuta la successiva approvazione della Difesa
e della NATO, lo scopo era organizzare e preparare
unità a livello battaglione (400/500 u.) sul modello MSU
(multinational specialized unit), già sperimentato con
successo nei Balcani e nello stesso Iraq, quindi un reparto
per ciascuna delle 8 brigate INP, ognuna formata da 4
battaglioni, con un sistema ripetitivo per i quadri, attraverso
il quale sarebbero stati selezionati gli istruttori iracheni
che, a loro volta, avrebbero poi dovuto addestrare
le restanti unità.
Il primo turno di addestramento, avviato con molte difficoltà
ed in via del tutto sperimentale, iniziava il 27 ottobre
2007 con il primo battaglione di 450 poliziotti iracheni,
selezionati per attitudine e motivazione, sotto la guida
di istruttori dell’Arma, inseriti in un reparto di formazione,
che vedeva l’impiego
complessivo di 40 Carabinieri
qualificati, provenienti
in gran parte dalla
2° Brigata mobile e dal
!° reggimento Carabinieri
paracadutisti «Tuscania
», ma anche di specialisti
scelti dalla territoriale,
al comando di ufficiali
esperti di missioni difficili,
come il Ten.Colonnello
Antonio Frassinetto
ed i Colonnelli Paolo
Nardone, Fabrizio Parrulli
e Paolo Coletta, alternatisi
alla guida della
missione.
Il corso della durata di 2 mesi veniva quindi appositamente
disegnato per sopperire alle esigenze operative più urgenti
della Polizia Nazionale irachena: il controterrorismo,
le investigazioni speciali, l’ordine pubblico.
A questo primo corso ne sono seguiti altri 4 per un totale
di circa 1700 poliziotti che hanno sinora superato positivamente
gli esami di certificazione.
L’insperato successo della missione addestrativa è stato
quindi riconosciuto da tutti, in particolare dal governo
iracheno, che ha potuto confrontare i risultati molto concreti
conseguiti in breve tempo con quei pochi e molto
modesti, ottenuti in precedenza con iniziative costosissime
d’altra valenza e provenienza. La prova della riuscita
del progetto è venuta poi direttamente dal campo, dove
la compattezza, la motivazione, la professionalità e la capacità
operativa dei reparti preparati dai Carabinieri hanno
consentito loro di superare brillantemente la prova
del fuoco e di dimostrare un’ottima tenuta ed efficienza
in tutte le operazioni in cui sono stati impiegati, anche
quelle più difficili e rischiose. Tali risultati sono stati conseguiti
cercando di inculcare negli allievi, oltre alla tecnica
professionale, alla determinazione, alla disciplina, il rispetto
dei diritti umani, l’imparzialità, la tolleranza religiosa
e, facendo leva sulla millenaria cultura della loro antichissima
civiltà e quindi sul loro orgoglio nazionale,
convincendoli che la sicurezza e il futuro del loro Paese è
solo nelle loro mani.
Considerando i positivi esiti di questa prima fase, il Primo
Ministro Al Maliki, nel corso di una recente visita in Italia,
ha chiesto ed ottenuto dal nostro Governo di incrementare
l’addestramento a favore della INP, estendendolo ad
un numero doppio di unità. Il nostro Ministero della Difesa
e la NATO hanno quindi approvato un nuovo calendario
addestrativo che prevede il raddoppio degli istruttori
dell’Arma e lo svolgimento di altri 6/7 corsi, il primo
con 600 allievi ed i successivi con 900 (2 battaglioni di 450
u.). Questa programmazione, una volta avviata, consentirà
di addestrare e certificare circa 8000 poliziotti della
INP entro la fine del 2009.
L’iniziativa, che ha avuto riscontri ed echi così straordinariamente
positivi, sta ora
ripetendosi in Afghanistan,
dove la situazione è
certamente diversa da
quella irachena e, nello
stesso tempo, forse ancora
più complessa e pericolosa.
L’apertura della
missione è stata di nuovo
affidata al Colonnello
Frassinetto ed agli istruttori
esperti del «Tuscania
», cui vanno tutti i nostri
più sinceri auguri di
successo e di felice rientro
in Patria.
La pace mondiale è oggi
minacciata da crescenti
fenomeni di terrorismo transnazionale e da conflitti locali,
in particolare nelle aree e regioni dove convergono e
divergono interessi geostrategici e sono concentrate le
maggiori fonti di energia. La stabilizzazione rappresenta
quindi un bisogno primario non solo per le popolazioni
direttamente coinvolte, ma anche per i Paesi, come il nostro,
il cui benessere dipende in grandissima parte dall’equilibrio
internazionale e da quelle fonti.
L’opera dei Carabinieri in questo delicato settore, oltre a
portare all’Italia grande prestigio e consenso, è quindi
preziosa perché la presenza di forze di polizia locali affidabili,
efficienti e rispettose dei diritti umani è la premessa
indispensabile per conseguire la sicurezza, la pacificazione
e la stabilità in quelle aree critiche e costituisce l’ultima
condizione per considerare riuscita una missione di
pace.