«Mascotte» è una parola
del gergo francese
(Provenza) e sta ad indicare
persona, oggetto
od animale che gode di un particolare
affettuoso riguardo come portafortuna,
nell’ambito di una comunità. Nel 1880 il
compositore Edmond Audran rese famoso
questo termine «traghettandolo» nell’arte
con un’operetta brillante, alla quale diede
proprio il titolo di «Mascotte».
Nell’ambito dei Reparti militari, c’è stata
sempre la «Mascotte» ed il più delle volte
questo ruolo che potremmo definire apotropaico,
è stato affidato a simpatici cagnolini.
Per quanto riguarda l’Arma li troviamo
immortalati in vecchie stampe ed in
tante foto antiche e moderne, che ritraggono
gruppi di Carabinieri. Pure in tutti i
dipinti del pittore Gianluigi Mattia con i
quali illustrò il Calendario Storico dell’Arma
del 1965, c’è sempre un cagnolino;
una «Mascotte»!
Da questa premessa scaturisce che alla
Fanfara dei Carabinieri a Cavallo, dove
più che in ogni altro Reparto la tradizione
regna sovrana, non poteva mancare una
«Mascotte». Al presente svolge tale incarico
una cagnetta. È quella che coperta con
un’elegante gualdrappa rossa con i simboli
dell’Arma (in tutte
le manifestazioni),
trotterella con compostezza
rigida ed altezzosa,
davanti ai cavalli,
oppure abbaia
tra gli zoccoli di qualcuno
che non marcia
allineato e coperto
con gli altri. L’apparizione
di questa bestiola,
è sempre accolta
dal pubblico con
affetto, sorrisi e fragorosi
applausi.
La storia recente della
«Mascotte» della Fanfara del Reggimento a Cavallo, ha inizio nel 1976 quando a Napoli,
una cagnetta randagia, durante la permanenza all’Ippodromo di Agnano dei Carabinieri
del Reggimento ivi convenuti per eseguire il famoso «Carosello Storico», si innamorò della
Fanfara che seguì costantemente. Fu subito adottata dai militari del Reparto, che avevano
anche notato una sua particolare intesa con i cavalli ed un’accentuata sensibilità agli
squilli delle «Trombe in Fa» ed al rullo dei «Tamburi Imperiali». All’epoca dell’adozione
le fu dato il nome di «Trombetta». La sua ultima apparizione in pubblico, sempre marciante
orgogliosa davanti alla Fanfara, avvenne a Milano, Piazza del Duomo, nel novembre
1989. Cessò di vivere, per cause naturali, nel gennaio successivo. Alla sua morte il Signor
Giorgio Roberti la ricordò in una commovente poesia in dialetto romanesco. Leggiamo
qualche verso: «E mentre, triste, una cavalla aspetta / co l’occhi fissi su ‘na cuccia
vota, / ’na tromba dà il silenzio pe’ Trombetta».
A sostituirla fu «Birba», una cagnetta di razza incerta, donata dal Brigadiere della Fanfara
Giuseppe Troncarelli. La scelta di «Birba» non fu casuale ma suggerita dal fatto che era
«amica» di «Trombetta», con la quale giocava quando accompagnava
il suo «padrone» in caserma. Anche «Birba» si comportò con diligenza
ed impegno, strappando applausi in molte località italiane ed anche
all’estero. Il suo onorato servizio, durò circa 10 anni. Morì, anche
lei per cause naturali, nel 1999. Al suo posto subentrò «Lady», l’attuale
«Mascotte». Una canina dagli umili natali. Fu portata in caserma
piccolissima, dall’Appuntato del Reparto Antonio Aloisi, quando
«Birba» era ancora in vita ma incominciava ad accusare gli anni.
«Lady» avendo una grande attitudine a reagire agli stimoli esterni ed
uno spiccato istinto assimilativo, imparò presto, da «Birba», a fare la
«Mascotte». Conosce tutti i militari del Reparto, ma ha un debole per
il Maresciallo Ca. Fabio Tassinari (il Capo Fanfara), tollerante su
qualche «scappatella amorosa». È da evidenziare che l’attività di
«Lady» non si limita alle uscite in pubblico. Infatti, al mattino presto,
è presente all’Alza Bandiera, poi assiste alle riprese a cavallo della
Fanfara ed alle esercitazioni in Sala Musica. Di notte, se un cavallo
esce dal suo box, allarma subito i militari di servizio alle scuderie.
Insomma la scuola del Dovere dell’Arma, riesce a forgiare anche i cagnolini
randagi.