Male non fare, paura
non avere», recita
una massima
ormai italiana per
intero anche se il cinema e la letteratura
ce la fecero conoscere come un prodotto
di saggezza della gente del Sud e
quindi là circolante. Al Nord non esistevano
corrispettivi proverbiali: l’unico
riferimento alla paura era l’invito
«canta che ti passa» e in effetti nelle
notti buie ho il ricordo di questi borbottii
ma anche squarciagole intonati
dal viandante solitario. Se si era in due
per strada che si accompagnavano,
nasceva più pertinente
il coro, contralto e
soprano dalla voce fina. Si
cercavano preferibilmente
canzoni neutre, che non
dessero fastidio per significanze
politiche pur soltanto
recondite.
Un coro così, e allora essere
intonati era pregio virile
senza rischio di cedevolezze
su altri versanti al contrario
di oggi che, per difesa non
richiesta, ci si vanta di non
avere orecchio musicale, un
coro così, dunque, sostituiva
la torcia elettrica, prima
ancora quella a vento e la
lanterna. Gli animali, le bestie
in specie, di notte s’inguattavano,
si toglievano dalla circolazione, quindi
su quel fronte si poteva rimanere tranquilli.
Né si dette mai il caso d’improvvise
voragini o di scoscendimenti se il
percorso era noto, quindi nessuna integrità
veniva compromessa pur preventivando
l’imprevedibile.
«O la borsa o la vita»: chissà se qualcuno
mai la pronunciò questa allibita alternativa,
nel senso d’un aut-aut così
scandito, da manuale o da soggetto
teatrale per recite di parrocchia. Evocandola
vengono a mente le mascherine
sugli occhi e le movenze da borsaioli-
gentiluomini che ai malandrini di
strada però non appartengono. Anzi,
quelli disponevano di accattivanti maniere,
a differenza della brutalità di
questi. Perciò nell’eterna lotta fra il Bene
e il Male, sotto sotto si sorrideva agli
uni, e quanto agli altri ci s’augurava il
sopraggiungere d’una pattuglia di carabinieri
che li neutralizzasse, persino
che li togliesse di mezzo (nel senso di
spostarli). In uniforme grigioverde o
nera, erano i carabinieri gli unici alleati
degli onesti, di chi era incapace
d’immaginarsi un atto delittuoso. Essi
erano infatti, nelle campagne del
Nord, gli unici tutori dell’ordine: i poliziotti
chi mai li vide nei paesi? Carabinieri
temuti e tenuti per amici, anzi,
protettori.
Sono passati mille anni nel distacco di
due o tre generazioni, dal tempo in cui
tutto era immutabile e adesso è tutto
precipite. Ma le paure dell’uomo, intendendo
l’umanità, sono quelle d’allora:
paura del buio, del nemico che
sta nell’ombra e di là agisce obbedendo
non più, soltanto, alle strategie organizzate
dei potentati nel crimine, ma
alle esigenze spicciole e magari improvvise
del viandante solitario che usa
il denaro mai bastevole per accorciarsi
l’esistenza, per rovinarsela facendola
inferno.
In più il buio, ovunque stenda la propria
ala, porta nel mondo d’oggi i più
neri pensieri. Induce a rifugiarsi nelle
presunte serenità del passato, a respingere
la scienza e il progresso, temendole
nel loro generare magari senza sperimentare
a fondo. Il buio avvelena il
pianeta più di quanto già non lo sia,
trasforma gli alberi in fantasmi,
in forestieri ostili portatori
di guai e malattie nonostante
tutto il visibile stia
ormai nello schermo d’un
televisore. Forse per ciò
non si sorride quasi più,
tanto meno allo sconosciuto
che magari non aspetterebbe
altro per rinfrancarsi.
Ognuno ci è nemico, ne
stiamo sulle difensive, credenti
e atei bisbigliamo, diversamente,
all’angelo custode
nostro o impersonale.
Dato per scontato che il primo
d’essi, quello che ci dà
le buone dritte, viene da
lassù, l’altro angelo, quello
universalizzato per generale
fortuna, individuatelo pure nel profilo
delle bandoliere bianche che spiccano
sul nero delle uniformi e non sbaglierete,
per ciò, se «male non fate» avrete
sempre in esse il fido alleato, comunque
vada il mondo che, per ora mentre
scrivo, non va punto bene.
Fa bene il Censis a promuovere indagini
sull’argomento-paura. Ci viene conferma
che metà della popolazione di
Patria Terra vive fra mille paure, appunto.
L’altra metà evidentemente o
studia di procurarcele, o non è stata interpellata.