Ci sono ricordi belli e ricordi brutti... non sempre è facile
ricordare... ricordare quando si avevano 18-20 anni... bei
tempi... altra gioventù...
A quel tempo lavoravo a Longarone conoscevo quasi tutti,
avevo tanti amici e con alcuni di loro lavoravo insieme, facevo l’imbianchino,
abitavo a Castion vicino a Belluno e tutte le mattine con la mia lambretta,
comprata con i risparmi, andavo a Longarone a lavorare, poi al ritorno la sera
si stava nei bar a chiacchierare con i vecchi del paese.
In quel periodo c’era il boom economico, con l’arrivo della diga c’erano lavoro
e soldi per tutti, anche se w qualcuno la diga proprio non piaceva... «i vecchi»:
si sempre loro che, chissà perché, le cose le capiscono e le vedono prima di noi.
Io la diga l’ho vista nascere, tutte le volte che si andava a Erto e Casso per lavoro
o alle sagre, si passava sul ponte che attraversava la «gola del diavolo»:
così era chiamata la valle del Vajont e, a qualche metro più in là del ponte, il
grande muro di cemento cresceva, cresceva sempre più alto.
Faceva quasi paura guardare quella costruzione così enorme che poi sarebbe
diventata la più grande del mondo, per qui tempi una cosa impensabile.
Il tempo passava, la diga era terminata e io, in quel periodo, era la fine di settembre,
lavoravo a Pinedo, una località di là del lago e, tutte le mattine, attraversavo
la diga.
Che emozione la prima volta... dovevamo finire di imbiancare la scuola che,
con i primi di ottobre, doveva essere riaperta... poi non ci sono più passato.
La sera del 9 ottobre come sempre finito, di lavorare, ho salutato gli amici del
bar di Longarone e me ne sono tornato a casa, c’era la partita: una finale importante
e la volevo vedere con gli amici del mio paese a Castion.
La mattina del 10 ottobre come sempre, sono partito con 2 amici per andare
a lavorare a Longarone ma arrivati sul ponte Santa Caterina di Ponte nelle Alpi,
siamo rimasti sbigottiti; l’acqua arrivava sul bordo del ponte e la gente gridava
... è caduta la diga... è caduta la diga. Noi ancora increduli abbiamo proseguito
il nostro viaggio verso l’Ongarone, poco più avanti di Fortogna, in località
Faè; la strada non esisteva più, abbiamo lasciato le moto e continuato a
piedi sulle rotaie del treno il nostro cammino, era l’unica via accessibile.
Quando ci siamo resi veramente conto di quello che era accaduto, eravamo
dove poche ore prima c’era il centro di Longarone: non c’era più niente, solo
fango... detriti... morte... e la disperazione dei pochi sopravvissuti e, con quella,
anche la disperazione del mio amico che aveva perso la «morosa». C’erano
tanti, tantissimi militari... erano le 10 del mattino del 10 ottobre 1963.
Ora, dopo tanti anni che sono Presidente della Sezione di Longarone, mi
sento onorato di ricordare la Caserma dei Carabinieri che quella fatidica sera
la diga si portò via con tutti i suoi uomini; il Comandante di Stazione Maresciallo
Vito Papa, il V. Brigadiere Carmelo Miglietta, il Carabiniere Giovanni
Majer, l’Appuntato Giovanni Negretto; solo 2 Militari dell’Arma si sono salvati,
il Carabiniere Rinaldo Aste e un altro Carabiniere parigrado di cui non ricordo
il nome, che al momento si trovavano in servizio altrove.