Nel febbraio del 1902 in un pianoro, fra i monti Pizzoro e Femaso, a nord di Monteleone
un contadino, durante i lavori di sistemazione dell’aia, scoprì una fossa
contenente tra molti reperti un carro da guerra o da parata risalente al VI secolo
a.C.. Nella tomba a «tumulo» oltre al carro furono rinvenute le ceneri di un
guerriero di rango, dal quale la località prese successivamente il nome di «Colle del capitano
», due coppe attiche (a figure nere databili intorno al 53° a.C.), vasellame bronzeo, utensili
di ferro, spade, punte di lance, un giavellotto e statuette di bronzo raffiguranti animali. Il
carro ed il ricco corredo trovati in quel sepolcro fanno supporre che il defunto fosse stato
un «capo» di una comunità di uno dei tanti siti di transito esistenti sull’Appennino, nell’alta
Sabina.
Il reperto più interessante di tale scoperta è costituito dalla «Biga», in legno di noce, rivestita
da lamine di bronzo dorato lavorato a sbalzo. Il timone (circa 2 metri) ha l’attacco coperto
da una testa di cinghiale e termina con una testa raffigurante un uccello rapace. Il giogo
per l’attacco di due cavalli è caratterizzato da due anse nastriformi terminanti a testa di serpente.
Il corpo del carro è chiuso da tre pannelli che hanno bordi arrotondati e curvilinei: il
centrale è più alto rispetto a quelli laterali. Anche le ruote a nove raggi, in legno, sono anch’esse
ricoperte da lamine bronzee. I pannelli sono decorati con scene epiche i cui personaggi
sono presumibilmente tratti dalla mitologia greca.
L’interpretazione dominante afferma che i disegni raccontino alcuni episodi fondamentali
della vita di Achille, l’eroe greco cantato da Omero (l’epopea omerica creatasi con l’Iliade e
l’Odissea, infatti, era in piena espansione nell’età del bronzo e sulla base di questa convinzione,
è stato poi facile ricostruire il significato dei disegni).
Nel pannello centrale, Teti consegna al figlio Achille le nuove armi forgiate da Efesto, perché
possa vendicare la morte di Patroclo uccidendo Ettore, figlio di Priamo, re di Troia, davanti
alle mura della città assediata dai greci. Il pannello di sinistra ripropone il duello di
Achille con Memnone sopra il corpo del principe Antiloco, amico di Achille. La vendetta si
compie, il giavellotto dell’eroe greco trapassa
il corpo del rivale che era venuto dall’Etiopia
per aiutare i troiani. Nel pannello di
destra, c’è il trionfo di Achille che sul carro
trainato dai due cavalli alati Xanto e Balio,
dopo il sacrificio di Polissena compiuto in
suo onore, si innalza verso l’isola dei Beati,
come un eroe divinizzato.
Il fregio alla base del parapetto rappresenta
il soggiorno di Achille giovinetto sul monte
Pelio, dove il saggio centauro Chirone, raffigurato
in veste umana di cacciatore con la
preda appesa al ramo, assiste alle imprese
del suo allievo in lotta con le fiere.
Altre interpretazioni meno accreditate ritengono
che il personaggio principale raffigurato
sia Ercole o Enea.
La Biga, dopo varie peripezie (il contadino
la vendette unitamente agli altri reperti ad
un robivecchi di Cascia e questi ad antiquari
di Norcia e di Firenze) fu separata in tanti
pezzi e conservata nel magazzino di una farmacia
del quartiere Esquilino di Roma, successivamente
-nascosta in barili di cereali- fu
trasferita prima a Parigi e poi nel 1903 al
Metropolitan Museum of Art di New York.
Quando le parti bronzee del carro giunsero
a New York furono sottoposte a restauro e
ad una rapida ricomposizione su una struttura
lignea che somigliava più a un trono su
ruote che a un cocchio, poiché nel 1903
non vi erano punti di riferimento certi per
la tipologia del veicolo. Gli errori di riassemblaggio
determinarono però una serie di
equivoci nello studio del manufatto che si
protrassero per circa novant’anni. In particolare,
l’errata collocazione di alcuni elementi
decorativi aveva indotto gli studiosi a
credere che l’artista avesse una cultura «provinciale
» avendo rappresentato le scene in
maniera incongrua rispetto ai modelli greci.
Dalla recente ricomposizione di alcune parti
della Biga, si evince invece che l’artista,
contrariamente a quanto si pensava, aveva
un notevole bagaglio culturale, conosceva la
saga omerica e le opere greche sulla vita di
Achille. Egli ha organizzato la decorazione
del parapetto e dei pannelli del carro in
modo sapiente e con effetto cromatico per
l’aggiunta di avorio. Si ipotizza che il grande
artista possa essere originario della Grecia
dell’Est, venuto a lavorare nella nostra
penisola.
A Monteleone si trova una copia della Biga;
essa non consente certamente di ammirare
i particolari artistici presenti nell'originale,
ma rende con grand’efficacia l’eccezionalità
di questo prodotto dell’arte antica.
La «fuga» del carro all’estero fu favorita dal
crollo del campanile di San Marco a Venezia
(14 luglio 1902) che distolse l’attenzione
dei funzionari ministeriali sulla compravendita
del manufatto.
Di recente la locale Amministrazione comunale
ha intrapreso un’azione legale intesa
ad ottenere la restituzione dell’importante
reperto storico.