C.RE DOMENICO BONDI, MEDAGLIA D’ORO AL V.M.




Il Socio Gino Badini di Reggio Emilia ha fatto pervenire al Gen. Colavito un articolo relativo alla Medaglia d’Oro, Domenico Bondi di cui quest’anno a settembre ricorre il centenario della nascita, ricordato con una bella cerimonia della Sezione ANC di San Polo d’Enza (RE) in collaborazione con l’Arma del posto la cui Caserma è intitolata, appunto, al Bondi.
L’articolo - completo e molto ben scritto - è purtroppo, come spesso accade, troppo lungo per gli standard della nostra Rivista e per tale ragione pur di non rinunciarvi i suoi contenuti sono stati sintetizzati, nella speranza di non averne compromesso la precisione, lo spirito e la passione.
Al «Prato della fiera» di Ciano d’Enza (RE) sorge una stele che ricorda il sacrificio di sei partigiani giustiziati - con un colpo alla nuca - dai nazisti il 26 gennaio 1945. Tra i caduti c’è il Carabiniere Domenico Bondi.
Il Bondi - alla cui uccisione e quella dei suoi cinque compagni aveva assistito non visto un testimone - era stato catturato durante un rastrellamento il 12 gennaio precedente nella zona di Secchio di Villaminozzo (a poca distanza dalla sua casa natale a Morsiano).
Il Bondi si era offerto, alla testa di un gruppo di partigiani, di attaccare un reparto tedesco. Il combattimento che ne conseguì si protrasse per parecchie ore in condizioni climatiche pessime. L’arrivo di rinforzi per i tedeschi costrinse le forze partigiane a ripiegare protette dal Bondi e da alcuni suoi uomini.
Terminate le munizioni e fatti mettere in salvo i suoi, il Bondi tentò di sottrarsi alla cattura nascondendo l’arma nella neve e tentando di ingoiare il suo tesserino. Riconosciuto venne catturato e condotto presso un reparto antiguerriglia tedesco (la Scuola di antiguerriglia - Leherstab für Bandenkämpfung) di stanza a Ciano d’Enza. Il reparto in questione - preposto proprio alla raccolta di informazioni ed alla pianificazione delle operazioni antipartigiani - praticava metodi di interrogatorio particolarmente feroci ai quali venne sottoposto anche il Bondi.
Peraltro, al momento della cattura del Bondi tra i tedeschi vi era un particolare fermento perché nel corso di un attacco partigiano era rimasto ucciso un Capitano, Comandante di tutte le Scuole antiribelli dell’Emilia. Il Bondi malgrado le atroci sevizie a cui venne sottoposto nel corso di ripetuti interrogatori non fornì nessuna notizia sulle formazioni partigiane e sui loro componenti, dichiarandosi fiero di essere Carabiniere.
Bondi era nato il 16 settembre 1908 e fu promosso Carabiniere il 30 settembre 1928. Nel 1939 venne trasferito a Bologna e in quegli anni si sposò ed ebbe due figli. L’8 settembre 1943 il Bondi non ebbe esitazioni e subito si impegnò con coloro che combattevano gli occupanti tedeschi. Inizialmente procurò armi e munizioni poi entrò a far parte, con il nome di battaglia di «Fioravante», di un gruppo partigiano formato da militari dell’Arma che operava nel bolognese. Successivamente nel 1944 si spostò tra le formazioni partigiane che operavano nell’appennino reggiano.
Circa i patimenti e le sofferenze subite dal Bondi nella sua detenzione abbiamo una testimonianza scritta dal maestro Giovanni Fucili, che subì la prigionia nello stesso carcere di Ciano d’Enza, il quale scrisse delle sue esperienze e la motivazione della Medaglia d’Oro concessa al Bondi alla memoria esalta proprio il coraggio, la fierezza e le qualità morali mostrate dal Bondi durante la detenzione ed al momento della sua esecuzione.



G.M




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