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Per una Storia dei Reparti mobili dell’Arma
Alcuni lettori hanno ripetutamente
chiesto, con valide argomentazioni
di carattere sentimentale,
di pubblicare «qualche
ricordo dei Battaglioni Carabinieri».
Condivido tale opportunità poiché i reparti
mobili dell’Arma hanno meritato sin
dalla loro istituzione, i molteplici riconoscimenti
ottenuti in ogni occasione, come
attestato, tra l’altro, dai numerosi Carabinieri
Caduti sia in pace che in guerra e
dalle medaglie al valore concesse ad appartenenti
a detti reparti.Stimolato anche dalle affettuose «pressioni » di alcuni antichi collaboratori del periodo in cui ho avuto l’onore di reggere due di tali Comandi, ho maturato il proposito - come gesto d’amore e di gratitudine - di pubblicare una Storia dei Reparti Mobili dei Carabinieri, con l’intento di rendere doveroso omaggio al particolare ambiente e al clima culturale che detti Reparti sono stati capaci di instaurare. Il titolo del volume progettato potrebbe essere CARABINIERI DAL CAVALLO AL CARRO ARMATO - Storia dei Reparti mobili dei Carabinieri. L’itinerario percorso dai carabinieri inizialmente dotati del cavallo, poi della bicicletta e giunti nel tempo all’impiego dei mezzi blindo corazzati, attraversa quasi due secoli. Suscita un notevole interesse la storia delle loro origini e delle motivazioni che suggerirono la creazione di questi reparti speciali particolarmente dedicati alla difesa interna del territorio, alla tutela dell’ordine pubblico ed all’assistenza delle popolazioni, che nel tempo hanno assunto la denominazione di Reparti mobili dei Carabinieri. La rievocazione presenta però difficoltà intrinseche in quanto, dopo una laboriosa raccolta del materiale documentografico esistente in materia, per essere efficace, richiede di saper cogliere soprattutto lo spirito che da sempre sottende all’esistenza di detti reparti. Essi infatti al di là delle
mutazioni organiche e
di denominazione, hanno
creato una loro cultura
specifica ed hanno
determinato un particolare
«clima di reparto» vanno e orgoglio
dei Carabinieri di ogni grado che nel tempo
ne hanno fatto parte, sviluppando un
ulteriore ed intenso senso di appartenenza.
Occorre quindi, in una «storia» vera,
oltre a raccontarne le vicende ordinative
ed operative, saper rendere, attraverso parole
ed immagini ben scelte e suggestive,
lo spirito dei Carabinieri Meccanizzati.
Circa la loro origine, si può fare riferimento
ad un atto di nascita ufficiale: 2 maggio
1920, data del decreto istitutivo di 18 battaglioni
mobili autonomi. Ma si rischia così
di attribuire ad essi una origine solo in
apparenza vera, poiché sono sicuramente
precedenti a tale data le complesse esigenze
di sicurezza interna ed esterna che consigliarono,
o meglio, determinarono l’istituzione
e l’impiego di speciali reparti caratterizzati
da elevata mobilità e da potenza
di intervento.Né la delimitazione temporale può essere da sola sufficiente, quando si pensi che la funzione di tale reparti è connaturata con gli stessi motivi istituzionali di tutta l’Arma. Ne consegue che per connotare più compiutamente la loro storia e descrivere quella che diventa poi l’organizzazione mobile dei Carabinieri, sembra necessario risalire alle origini dell’Arma, ricercando attraverso la sequenza dei singoli avvenimenti, i motivi della continuità storica della funzione di essa sotto il profilo della tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico e del soccorso alle popolazioni colpite da calamità. Questi i propositi, da tradurre in un vero e proprio progetto editoriale che si prevede ancora lungo e laborioso, ma possibile e, soprattutto, affascinante. Per rendere più completo ed informato il volume che deriverà da queste ricerche, attendo la collaborazione dei lettori ai quali è richiesto non tanto un semplice amarcord del servizio prestato nei reparti mobili, quanto fotografie, circolari, leggi, riguardanti la costituzione, l’ordinamento ed il funzionamento di tali reparti. di Nicolò Mirenna
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