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Le «Fanfare», di solito, sono
complessi musicali con un limitato
numero di strumenti,
quasi tutti a fiato (della famiglia
delle trombe) ed a percussione. La
loro origine è molto antica e probabilmente
furono istituite per scopi militari.
Un tempo, infatti, sui campi di battaglia
il suono squillante ed incisivo
delle trombe, era l’unico modo per trasmettere
celermente alle truppe le disposizioni
dei Comandanti. A tale proposito
basti ricordare che il 30 aprile
1848 a Pastrengo in occasione dell’epica
carica, l’ordine fu «trasmesso» con
simultaneità, proprio con i 6 trombettieri
dei Reparti. I tamburi, invece, servivano
per ritmare il passo dei militari
nelle marce, anche in quelle di avvicinamento
al nemico. Nell’antica Roma, siffatti tipici complessi, suonando musiche particolarmente solenni, contribuivano a dare maestosità alle cerimonie di trionfo; quelle che venivano decretate dal Senato per onorare i condottieri vittoriosi. Forse proprio da tale remoto impiego delle «Fanfare», nel XIV secolo ebbero origine le «Bande da Parata», che somigliavano tanto alle prime, ma nel tempo, seguirono itinerari artistici più complessi. Quando nel 1814 Vittorio Emanuele I istituì il Corpo dei Carabinieri, nell’organico furono inseriti 8 trombettieri, che allora si chiamavano «trombetti». In seguito (1820), nello schema compilato dal Comandante Generale dei Carabinieri (Col. Alessandro di Saluzzo di Menusiglio), concernente la «Formazione di una divisione dell’Arma a cavallo», è previsto l’impiego di un Brigadiere «Trombetta» e di «Trombetti», ma non si parla ancora di «Fanfara» o di qualcosa simile. Pertanto è da ipotizzare che i compiti di questi Carabinieri «musicanti» erano ancora quelli sopra accennati: trasmettere gli ordini con i suoni. Per non creare dubbi precisiamo subito che il Comandante Generale, nella predetta pianificazione usa il termine «Arma», nel significato di «forza armata» giacché, all’epoca, i Carabinieri erano ancora un Corpo. Diventeranno Arma successivamente, nel 1873. Dopo questo utile chiarimento, riprendiamo il discorso sui Carabinieri montati ed esperti nell’uso di strumenti musicali evidenziando che soltanto nel 1829 fu costituita, nell’ambito della Legione Allievi di Torino, una vera «Fanfara a Cavallo», composta da un «Capo Fanfara» e 12 militari; nel tempo sono aumentati fino a raggiungere gli attuali 36, in organico. Uno dei più ricordati Capi di questo caratteristico complesso musicale, è il Maresciallo Maggiore Guido Massetti il quale, tra l’altro, è anche l’autore di «Rimembrando». Una composizione divenuta, di fatto, la «Marcia d’Ordinanza» del Reggimento a Cavallo. Con l’aumento dell’organico sono accresciuti (per quantità, qualità e tipo) anche gli strumenti. Le «trombe in fa modello 1848 da Cavalleria» sono state affiancate da particolari «Percussioni», dai «Filicorni tenori, baritoni e bassi» e dalle «Trombe in Si b a tre pistoni». Oggi la «Fanfara», così potenziata, ha ampie possibilità artistiche e può suonare gli Inni Nazionali di tutti gli Stati, nelle non rare trasferte all’estero. Va, comunque, sottolineato che la «vocazione» del complesso è quella di eseguire musiche conformi all’andatura del cavallo (passo, trotto e galoppo) e funzionali alle esigenze operative ed addestrative dei Reparti montati. Il 1° aprile 1963, a Roma, fu costituito il 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo, nei cui organici in tale occasione fu inserita la «Fanfara». L’attuale «Capo Fanfara» è il Maresciallo Capo Fabio Tassinari, che ha una grande esperienza musicale acquisita in complessi nazionali ed internazionali. I Carabinieri ai suoi ordini, si muovono su cavalli grigi e portano cucito sulla manica sinistra dell’uniforme, il simbolo della «Lira» (l’antico strumento musicale a corda). Si tratta di Benemeriti straordinari in quanto alla bravura musicale uniscono un’eccezionale capacità di cavalcare. Infatti, suscita non poca ammirazione il vedere con quanta tranquillità e sicurezza danno fiato ai vari strumenti o percuotono i tamburi come se fossero seduti su comode poltrone e non in groppa a destrieri, spesso marcianti e di tanto in tanto un po’ nervosetti perché, forse, non sempre gradiscono i suoni alti ed acuti e la presenza della folla che al loro passaggio non lesina fragorosi applausi. Davanti alla «Fanfara a Cavallo» marcia sempre, con orgoglio e consapevolezza del ruolo la «Mascotte» del Reparto e della quale si parla nel n. 11/2008 di questa Rivista. di Andrea Castellano
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