EL ALAMEIN 66 ANNI DOPO

Per non dimenticare


Il sole è da poco tramontato, il cielo si è acceso risplendendo come se una gigantesca sfera di cristallo fosse scoppiata spargendosi nel firmamento.
È il più bel tetto del mondo sopra un mare di sabbia silenzioso animato soltanto dall’«Hess el Gebel» (la voce del deserto) il ghibli.
Sembra che la guerra «El Harb» sia scomparsa dal mare alla depressione di El Quattara e che tra i «Tell», monticelli di sabbia, nelle buche, vicino ai pezzi, dentro i carri tutti riposino. Sono le 21.40 (ora d’Egitto) di 66 anni fa.
D’improvviso una diffusa fiammata nel deserto E una grandinata di schegge e fuoco sui 60 km della stretta di Alamein.
È l’azione di mille bocche da fuoco di ogni calibro che per circa un’ora martellano le nostre linee, distruggendo uomini e cose, poi il silenzio, neanche il tempo di uscire dalle buche e rendersi conto dei danni, raccogliere i caduti, soccorrere i feriti e di nuovo l’ossessionante martellamento della linee dell’ACIT (Armata Corazzata Italo-Tedesca).
Era l’inizio della grande battaglia la «SUPERCHARGE», preceduta dalla «LIGHFOOT», programmata dal Generale Montgomery per «uccidere, uccidere...» Rommel e la sua armata, battaglia determinante sul fronte Mediterraneo e del secondo conflitto mondiale. Io però non vi parlerò delle tredici giornate (23/10-4/11) dei violenti combattimenti, vi dirò solo che 8ª Armata Britannica pure avendo un rapporto di forze di 4 a 1 per uomini, carri, artiglierie ed aviazione, prevalse sulle divisioni italo-tedeschi solo allorché essere rimasero senza carburante e munizioni.
Iniziò così la manovra in ritirata di Rommel che riuscì a portare in salvo alla frontiera tunisina i resti dell’ACIT infliggendo molte perdite all’avversario.
Si gli Inglesi vinsero ma gli italiani e la volpe del deserto persero con onore e dimostrarono il loro valore, fiaccati dalle grosse deficienze di rifornimenti e per l’errore politico di restare sul fronte di «Alamein» sino alla morte.
Forse la preventiva ritirata su FUKA (90 Km indietro) iniziata e sospesa per volere di Hitler e Mussolini, avrebbe ridotto le perdite di uomini e mezzi e modificato forse l’esito della battaglia come si era già verificato nel novembre/dicembre ’41 con la ritirata sino a El Agheila e la controffensiva agli inizi del ’42 che si concluse con l’avanzata sino Ain el Gazala, la caduta, dopo 15 mesi di assedio, di Tobruk e la travolgente avanzata in Egitto.
Agli «afrikaner» non mancò la fortuna come ricorda il cippo posto al Km 111 da Alessandria ove il 7° Reggimento Bersaglieri arrivò il 2.7.1942, ma il carburante, le munizioni, i carri ed una divisione corazzata in più, richiesta e mai ottenuta.
Io, con queste parole voglio solo ricordare ai più giovani che le migliaia di eroi, perchè tali furono i combattenti in Africa Settentrionale, italiani, tedeschi, inglesi, greci e francesi ed ancora di più quelli mai ritrovati fra le dune, in un carro o vicino ad un cannone, combatterono tutti per la loro Bandiera.
Certo oggi sono rimasti in pochi i reduci di quei gloriosi reparti che combatterono nei deserti Sirtico, Marmarico, Egiziano e sono sicuro altresì che nessuno di loro dimenticherà i nomi di Buerat el sun, Agheila, Agedabia, Bengasi, Derna, Ain el Gazala, Acroma, Ras el Medauuar, Matruk, quota 33, Deir el Monassib e le varie piste da Alamein alla depressione, una fossa torrida, desolata, peggiore dell’inferno ove molti di loro vissero stracotti dal sole, accecati dal ghibli, colorati dalla sabbia penetrante ovunque.
Questo ambiente così venne sintetizzato dal grande giornalista Paolo Monelli: «Le piaghe d’Egitto sono sette: il caldo, la dissenteria, le mosche, la sete, l’artiglieria, l’aviazione e...». Per ultimo il ricordo di «UN UOMO» Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo, Maggiore Comandante del 31° battaglione guastatore d’Africa, colui che con l’aiuto di alcuni beduini, tra i quali il mitico Abdel Rasoul, e reduci del suo glorioso reparto (2 Medaglie d’Oro, 37 d’Argento, 81 croci al v.m.) recuperò per anni le salme dei caduti, ideò e costruì il nostro Sacrario, che guarda l’Italia dal mare degli Arabi ove riposano 5000 nostri fratelli di cui molti noti solo a Dio.
Nessuno li dimentichi mai.

di Franco Lo Sardo




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