A SESSANT’ANNI DALLA COSTITUZIONE




Nella notte tra il 24 ed il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del fascismo sfiduciò il duce Benito Mussolini ed invitò il re - Vittorio Emanuele - a riassumere i poteri che gli conferiva lo Statuto Albertino del 1848. In particolare riassunse così il comando effettivo delle FF.AA. che erano impegnate con i tedeschi in una guerra disastrosa contro gli inglesi ed alleati.
Si trattò di fatto di un vero colpo di stato contro il fascismo.
Vittorio Emanuele, sino a quel momento succube di Mussolini, procedette al suo arresto e nominò capo del governo il M.llo Pietro Badoglio che decise di continuare la guerra al fianco dei tedeschi; ma l’8 settembre 1943 fu annunciato al Paese l’armistizio con gli alleati americani, inglesi, francesi, russi e canadesi. Nel frattempo il re, con Badoglio ed altri capi, fuggiva a Brindisi, liberata dagli alleati, lasciando l’Esercito e la Marina allo sbando e in balia delle deportazioni dei nazisti.
L’Italia si veniva a trovare spaccata in due: al sud americani ed inglesi con il governo del re; al nord la repubblica sociale italiana con a capo Mussolini che era fuggito dal Gran Sasso d’Italia, ove era detenuto.
Iniziò così la guerra partigiana sotto la guida del Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) che riuniva sei partiti (oggi siamo a circa 40), dai liberali ai comunisti. Il C.L.N. si pose, come primo passo da compiere, la questione istituzionale, cioè la forma di governo: monarchia o repubblica.
Nell’aprile 1944 il re si ritirò a vita privata ed il figlio Umberto II fu nominato luogotenente del regno. Questo sino al maggio 1946, quando Vittorio Emanuele abdicò in suo favore (il re di maggio).
Il C.L.N. decise che la questione istituzionale venisse risolta direttamente dal popolo e si fissò la data del referendum e delle elezioni della Costituente al 2 giugno 1946. Ricordo la tensione di quei giorni: ero ventenne e venni impegnato quale scrutatore ad un seggio elettorale.
Le lunghe file per il voto, a cui erano state ammesse per la prima volta anche le donne; gli addetti alla sicurezza, le forze di polizia affiancate dall’Esercito con i soldati che erano armati anche con il lungo fucile della prima grande guerra, il mod. ’91.
Per l’ordine pubblico non accadde nulla di grande rilevanza ma, allo scrutinio, prevalse la Repubblica e fu eletta l’Assemblea Costituente che nominò capo provvisorio dello stato Enrico De Nicola, il quale affidò il compito di elaborare la Costituzione ad una commissione composta da 75 deputati.
Dopo circa un anno e mezzo di studi, l’Assemblea approvò il testo della Costituzione il 22 dicembre 1947 con circa il 90% dei voti ed il 1° gennaio 1948 l’attuale Costituzione entrò in vigore.
La sua attuazione ad oggi è stata lenta: occorrevano per tradurre in pratica le regole fondamentali costituzionali, leggi nuove, modifiche di leggi già esistenti, elezione e nomina di organi e trasformazione di apparati.
Come ad esempio: sino al 1968 il Codice Penale prevedeva l’adulterio per la donna (art. 559) ed il concubinato per l’uomo (art. 560) che significava grande disparità tra i due sessi perché, mentre per la donna sposata era sufficiente un solo tradimento alla promessa di fedeltà, per l’uomo doveva verificarsi il pubblico scandalo. Quindi tenere una concubina nella casa coniugale o notoriamente altrove.
È stato necessario l’intervento della Corte Costituzionale che ha dichiarato i suddetti articoli in contrasto con il principio costituzionale dell’eguaglianza tra i coniugi. Inoltre, sino al 1975 il codice parlava di «potestà maritale», quindi supremazia del marito sulla moglie ed anche «patria potestà» che ora appartiene ad entrambi i genitori. In sostanza la Costituzione regola e protegge la dignità e la libertà dell’uomo ed è alla base del nostro stare insieme.
La nuova legislazione non è più intesa in senso restrittivo e maschilista, ma abbiamo attualmente una legislazione più aperta. Ancora c’è da fare, ma è certo che si va verso un assetto sempre più rispondente alle attuali esigenze della società.

di Lelio Russo




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